Caso Amara: Confermata condanna per Davigo, rivelazione segreto d’ufficio

La corte d’Appello di Brescia ha confermato la condanna di Piercamillo Davigo, ex componente del CSM e magistrato del pool di Mani Pulite, per l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio nell’inchiesta sulla presunta loggia Ungheria. La condanna di un anno e tre mesi (pena sospesa) è stata confermata dopo il verdetto di primo grado.
L’episodio chiave riguarda la consegna di atti segretati da Paolo Storari, pm milanese, a Davigo nell’aprile del 2020 durante il lockdown. Storari intendeva denunciare l’inerzia nei vertici della Procura di Milano, accusando il procuratore Francesco Greco e l’aggiunto Laura Pedio di non indagare sulla presunta loggia Ungheria.
Davigo, ritenendo il segreto a lui non opponibile, cercò di “rompere” il segreto e riportare l’inchiesta sui binari della legalità. Si rivolse a diversi consiglieri del CSM e al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, menzionando anche l’ex consigliere Sebastiano Ardita, nominato da Piero Amara nei verbali segreti. La pubblica accusa ritiene che Davigo abbia superato i suoi poteri, aumentando il rischio di diffusione di un’indagine segreta. Per la difesa, Davigo non ha violato il segreto per danneggiare un’indagine, ma per promuoverla.
La difesa di Davigo annuncia il ricorso in Cassazione, sostenendo la sua innocenza.
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(con fonte AdnKronos)
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