Caso Giulia Tramontano, la Corte d’Appello nega la giustizia riparativa a Impagnatiello
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Rigettata l’istanza presentata dalla difesa: per i giudici “irrilevanti” il pentimento e la collaborazione dell’imputato. Decisiva anche l’indisponibilità dei familiari della vittima
La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha respinto la richiesta di accesso alla giustizia riparativa avanzata dalla difesa di Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per l’omicidio pluriaggravato della compagna Giulia Tramontano, al settimo mese di gravidanza.
La decisione è arrivata dopo la valutazione dei motivi presentati dagli avvocati del 32enne ex barman, che facevano leva su una collaborazione processuale, l’assunzione di responsabilità sin dalle prime fasi e un presunto rincrescimento espresso da Impagnatiello durante il dibattimento.
Per i giudici motivazioni “irrilevanti”
Tutti questi elementi sono stati giudicati “irrilevanti” dalla corte. Come si legge nel comunicato ufficiale, l’istanza è stata rigettata nonostante non sussistessero pericoli per le parti o per l’accertamento dei fatti, due dei parametri richiesti per valutare l’ammissione al percorso riparativo.
Decisiva si è rivelata però la “indisponibilità irretrattabile” dei familiari della vittima a partecipare a un eventuale percorso, unita all’assenza da parte dell’imputato di una reale elaborazione critica dei motivi che lo hanno spinto a uccidere.
Nessuna base per avviare il percorso riparativo
“I moventi o impulsi criminosi, se rielaborati criticamente e portati a giustificazione della scelta di un percorso di riconciliazione, sarebbero valsi a motivare la utilità di avvio del programma”, scrive la Corte. “Ma così non è stato”.
Impagnatiello è stato condannato in appello il 25 giugno scorso per omicidio pluriaggravato, interruzione non consensuale di gravidanza e occultamento di cadavere, con la conferma dell’ergastolo già stabilito in primo grado.
La Corte ha quindi ribadito che, in assenza di una volontà autentica e fondata di riparazione, non vi siano le condizioni per l’accesso a strumenti alternativi di giustizia, che prevedono coinvolgimento attivo e consapevole anche delle vittime o dei loro familiari.
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(con fonte AdnKronos)
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