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Mentre Kiev lancia offensive al confine russo, si infittisce il coinvolgimento dell’Iran e aumentano le tensioni con i paesi Nato

Il conflitto tra Russia e Ucraina continua ad intensificarsi, con il rischio crescente di un coinvolgimento diretto della Nato. L’offensiva di Kiev si sviluppa su due fronti: da una parte, le truppe ucraine avanzano nella regione di Kursk, sottraendo circa 1.200 km² al controllo russo. Questo risultato è visto dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky come un passo verso la creazione di una zona cuscinetto che possa proteggere l’oblast di Sumy dagli attacchi russi.

Sul fronte orientale, la situazione rimane critica nella regione di Donetsk, dove le forze russe continuano a cercare di conquistare il nodo logistico di Pokrovsk, fondamentale per la logistica militare ucraina. Nonostante i ripetuti tentativi di avanzata, il comandante delle forze armate ucraine, Oleksandr Syrskyi, ha dichiarato che “i russi non guadagnano terreno” nel Donbass, consolidando così la difesa ucraina nella zona.

In questo scenario già complesso, si inseriscono nuovi attori che rischiano di ampliare ulteriormente il conflitto. L’Iran, accusato dall’Ucraina e dai suoi alleati di fornire missili balistici alla Russia, è finito sotto i riflettori internazionali. Il direttore della CIA, William Burns, ha evidenziato come il sostegno militare iraniano rappresenti una “drammatica escalation” nel conflitto. Teheran, tuttavia, ha negato categoricamente queste accuse, definendo “false” le affermazioni sulla fornitura di armi a una delle fazioni in guerra.

Il portavoce dell’Unione Europea, Peter Stano, ha dichiarato che Bruxelles dispone di informazioni “credibili” che confermano l’invio di missili iraniani a Mosca, e ha promesso “nuove e significative misure restrittive” contro l’Iran in caso di ulteriori prove.

Parallelamente, la situazione si complica anche per i paesi membri della Nato, come la Romania e la Lettonia, che hanno recentemente denunciato lo sconfinamento di droni russi nel loro spazio aereo. La Lettonia ha convocato un rappresentante diplomatico russo e ha sollecitato la Nato ad adottare misure collettive per evitare ulteriori incidenti. Edgars Rinkevics, presidente lettone, ha chiesto una risposta più forte da parte dell’Alleanza per prevenire una pericolosa escalation.

Finora, la Nato ha cercato di evitare il coinvolgimento diretto nel conflitto, limitandosi alla fornitura di armi e all’addestramento delle truppe ucraine. Tuttavia, l’intensificarsi degli attacchi russi contro le città e le infrastrutture ucraine potrebbe spingere l’Alleanza Atlantica a rivedere il proprio approccio, soprattutto se gli incidenti con i droni russi dovessero ripetersi.

Nel frattempo, l’Ucraina continua a ricevere supporto militare da vari paesi occidentali. La Svezia ha recentemente annunciato un nuovo pacchetto di aiuti da 401,8 milioni di euro, il 17esimo dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022. Tra gli aiuti forniti, spiccano componenti per i caccia Jas 39 Gripen, che potrebbero preludere a una futura consegna di jet da combattimento all’Ucraina. Zelensky ha ringraziato la Svezia per il sostegno, sottolineando l’importanza di questi aiuti per rafforzare le capacità difensive del suo Paese.

Sul fronte diplomatico, resta ancora lontana la prospettiva di una soluzione negoziata al conflitto. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha parlato di un possibile piano di pace che coinvolgerebbe anche la Russia, ma il Cremlino ha respinto l’idea, dichiarando che al momento “non ci sono basi reali per avviare colloqui”. Il portavoce russo Dmitry Peskov ha confermato che Mosca non è disposta a prendere in considerazione nessuna proposta di pace “in anticipo”, mantenendo una posizione ambigua. Pur lasciando aperta la possibilità di dialogo, la Russia continua a portare avanti l’azione militare.

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(con fonte AdnKronos)

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