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Governo: per il Pd Conte è un “Punto d’equilibrio”




Giuseppe Conte ‘punto di equilibrio’ per un nuovo governo con maggioranza “ampia, solida, europeista”. Questa la linea che Nicola Zingaretti domani porterà in Direzione alla vigilia delle consultazioni al Quirinale, dove il Pd potrebbe salire giovedì. Una linea sulla quale non ci si aspettano scarti. “Sarà una direzione unitaria”, si assicura in ambienti parlamentari dem. In questo primo step non ci saranno subordinate rispetto al sostegno di questo schema.

Goffredo Bettini lo ha scandito sulla sua pagina Facebook: “Non deve ricominciare uno stucchevole dibattito politicista e astratto, mettendo in campo ipotesi diverse di premiership o di alleanze che disperderebbero il patrimonio accumulato tutti assieme in questi mesi”. Mentre sul ruolo del premier uscente, sul quale si registra la posizione più sfumata del senatore Tommaso Nannicini, è stata la vice presidente del partito Debora Serracchiani a mettere il punto: “Abbiamo ripetuto che c’è un punto imprescindibile, di sintesi, rappresentato da Conte e da questa maggioranza che compattamente ritiene che bisogna ripartire da qui e cercare di allargare a rafforzare il governo”.

Tra l’altro, si fa notare, “bisogna partire dai numeri che ci sono in Parlamento, dove il gruppo dei 5 Stelle è quello più consistente”. Intanto, però si attende la nascita dei gruppi dei ‘costruttori’. Al momento non cambiano i numeri, specie in Senato dove l’annunciata componente Centro democratico del Misto non sembra per ora portare voti ‘aggiuntivi’.

Ma il passaggio dei gruppi è comunque considerato fondamentale per una serie di motivi. Il primo è il funzionamento delle Camere. La nascita dei gruppi permette il riequilibrio delle commissioni, passaggio essenziale specie al Senato. E poi significa un voto in più in capigruppo, mentre più in generale l’allargamento della maggioranza toglierebbe a Iv la golden share, renderebbe i renziani, insomma, meno determinanti.

Tuttavia, è proprio a Renzi che si continua a guardare. “Nessuno può mettere veti a nessuno, mai dire mai in politica. Abbiamo letto con grande interesse che Renzi dice non ci devono essere veti su Conte, partiamo da qui”, ha detto ancora la Serracchiani. La possibilità del Conte ter è legata in buona parte a cosa dirà Iv alle consultazioni. Renzi non porrà veti su Conte, come ripetuto oggi da diversi esponenti Iv? Un interrogativo che attraversa i gruppi parlamentari dem. E si guarda anche ai contenuti di programma che Italia viva metterà sul tavolo. “Se Renzi torna sul Mes è chiaro che non vuole ricucire”.

La linea del Nazareno è ferma su Conte e la maggioranza ampia, appunto. Ma tra i parlamentari si ragiona anche sugli scenari che potrebbero aprirsi nel caso di un fallimento del Conte ter. E lì si entra nel campo delle ipotesi e dei rumors, da Renzi che vorrebbe un premier 5 Stelle (ieri la vulgata era su Di Maio, oggi su Fico), fino a un premier dem o una figura ‘esterna’ appoggiata da una maggioranza politica. Quello che in Parlamento si sentono di escludere è solo uno scenario: il voto anticipato.

Da Dario Franceschini è arrivata un’indicazione chiara. Nel rivendicare oggi in Cdm “i molti risultati positivi, grazie alla guida del presidente Conte e al sostegno delle nostre forze politiche”, il capo delegazione dem ha avvertito: “Questo cammino ci consente oggi di pensare a questa maggioranza anche in prospettiva, come una area di forze riformiste alleate non solo temporaneamente. Per questo è fondamentale salvare questa prospettiva anche nel percorso della crisi che abbiamo davanti”.

Franceschini, in questi giorni, sta tenendo i contatti con Renzi, e a quanto viene riferito e domani in Direzione non ci si aspettano chiusure su Italia viva. Probabilmente verrà ricordato che la situazione in cui ci si trova è stata causata dallo strappo di Renzi, ma senza andare oltre. Sia per non pregiudicare le chances del Conte ter sia per tenere unito il Pd, si spiega in ambienti parlamentari dem. Anche alla luce delle diverse prese di posizioni sulla questione. L’ultima, oggi, con l’intervista di Lorenzo Guerini.

E proprio da Base Riformista è arrivata anche un’altra osservazione. Per Alessandro Alfieri, coordinatore della componente che fa capo a Guerini e Luca Lotti, “Conte rappresenta un punto di equilibrio”, ma “lasciamo da parte la discussione sulle alleanze future, di cui discuteremo a tempo debito e nelle sedi opportune, senza fare confusione tra quello che serve oggi”, ha spiegato.

(AdnKronos)

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