L’Ecce Homo di Antonello da Messina acquisito dallo Stato italiano
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L’Ecce Homo di Antonello da Messina acquisito dallo Stato italiano: il Ministero della Cultura compra il capolavoro rinascimentale attraverso la Direzione generale Musei
L’Ecce Homo di Antonello da Messina acquisito dallo Stato italiano segna un passaggio rilevante nella tutela del patrimonio artistico nazionale. Il Ministero della Cultura, tramite la Direzione generale Musei, ha infatti concluso l’acquisizione del dipinto, considerato uno dei lavori più rari e importanti del maestro siciliano del Rinascimento. L’operazione è stata confermata ufficialmente anche a livello istituzionale, con un investimento pari a circa 14,9 milioni di dollari.
Realizzata tra il 1460 e il 1465, l’opera è un pannello bifacciale di dimensioni ridotte, circa 19,5 per 14,3 centimetri, e rappresenta sul fronte Cristo sofferente nella scena evangelica dell’Ecce Homo, mentre sul retro compare San Girolamo nel deserto. Il dipinto è considerato eccezionale sia per la qualità pittorica sia per la rarità: tra le circa quaranta opere attribuite con certezza ad Antonello da Messina, solo in rare occasioni lavori di questa importanza sono comparsi sul mercato internazionale.
Il pannello era inizialmente destinato alla vendita nell’asta “Master Paintings” di Sotheby’s a New York, con una stima compresa tra 10 e 15 milioni di dollari. Il forte interesse manifestato dallo Stato italiano ha portato però al ritiro dell’opera prima della vendita pubblica e alla successiva trattativa diretta che ha consentito l’ingresso del dipinto nelle collezioni pubbliche.
Dal punto di vista storico-artistico, l’opera rappresenta un momento centrale nella produzione di Antonello. Il volto di Cristo, segnato dalla sofferenza e reso con straordinario realismo, evidenzia l’influenza della pittura fiamminga e allo stesso tempo introduce una nuova dimensione umana nella rappresentazione dell’“uomo dei dolori”. Sul verso, San Girolamo è raffigurato in preghiera davanti a un libro e a un calamaio, simboli della traduzione latina della Bibbia, immerso in un paesaggio minuziosamente descritto.
La tavola ha goduto nel tempo di una solida fortuna critica. Fu resa nota al grande pubblico nel 1981 grazie agli studi di Federico Zeri, che interpretò i segni di usura sul retro come tracce di una devozione privata intensa. Negli ultimi decenni l’opera è stata esposta in importanti mostre internazionali, confermando il suo ruolo centrale nella storia della pittura rinascimentale italiana.
l’Ecce Homo di Antonello da Messina acquisito dallo Stato italiano apre ora il tema della destinazione museale definitiva. Tra le ipotesi più accreditate emerge il Museo di Capodimonte di Napoli, città fondamentale nella formazione dell’artista, nato in Sicilia, formatosi nel contesto culturale napoletano e poi attivo a Venezia.
Dal punto di vista culturale, l’ingresso nel patrimonio pubblico rafforza la presenza in Italia di opere chiave del Rinascimento e consolida il ruolo di Antonello da Messina come ponte tra tradizione italiana e innovazioni tecniche della pittura a olio di origine fiamminga.
(con fonte AdnKronos)
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