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Bergoglio il cinese

Luis Antonio Tagle Gokim chiamato all’Evangelizzazione dei popoli

C’è chi ha il mal d’Africa e chi il mal di Cina. Sappiamo tutti che Bergoglio appartiene a questa seconda categoria. Così ieri abbiamo saputo del siluramento di monsignor Fernando Filoni dal ministero chiave della Curia dell’Evangelizzazione dei popoli e della nomina trionfale del sessantaduenne cardinale filippino Luis Antonio Tagle, il “papabile” arcivescovo di Manila. Teologo, presidente della federazione biblica internazionale, Tagle va fiero del suo secondo cognome, il cinese Gokim, che gli viene dalla madre.
“Papa rosso” per l’importanza del suo dicastero, porta anche lui la voglia cinese: infatti è in Cina che avrebbe voluto svolgere la propria missione, mentre il suo più grande rammarico è proprio quello di non averne studiato la lingua, come avrebbe voluto suo nonno.
Chissà se tutta la briga che si sta prendendo Bergoglio riuscirà a portarlo in Cina o se è destinato anche lui a portare per sempre il rammarico del mancato viaggio.
Come risponderà a tante attenzioni – cominciate dalla rinuncia della tutela dei cattolici cinesi da parte della Chiesa di Roma – il finora insensibile Xi Jinping?
Intanto tifano contro tutte queste concessioni e aperture i conservatori americani, guidati da Donald Trump.

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