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Il Consiglio Europeo non raggiunge un accordo sulle nomine chiave, con discussioni che riflettono la complessità del panorama politico post-elezioni

Nonostante la consapevolezza che un’impasse sulle nomine apicali sarebbe deleteria per l’Unione Europea, soprattutto con due guerre alle porte, la cena informale di lunedì sera a Bruxelles si è conclusa senza un accordo. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha annunciato che i leader considerano un “dovere” trovare un’intesa entro la fine del mese, durante il prossimo Consiglio Europeo.

Manfred Weber, leader del PPE, ha accolto favorevolmente l’esito dell’incontro, confermando il sostegno a Ursula von der Leyen come presidente della Commissione. Tuttavia, ogni possibilità di includere i Verdi nella maggioranza sembra scontrarsi con l’insistenza di Weber su un’Europa di centrodestra, escludendo i Verdi che sono stati i grandi sconfitti delle elezioni.

Le tensioni sono evidenti anche tra i leader liberali, con il premier olandese Mark Rutte che, pur ottimista all’inizio, ha riconosciuto che l’assenza di accordo potrebbe portare a sviluppi imprevisti. Rutte, destinato a diventare segretario generale della NATO, aveva inizialmente previsto una rapida conclusione del vertice, ma il pacchetto di nomi presentato (von der Leyen alla Commissione, Antonio Costa al Consiglio Europeo e Kaja Kallas come Alto Rappresentante) ha incontrato resistenze.

Le riserve italiane, espresse dal premier Giorgia Meloni, riguardano soprattutto Costa e Kallas. Il nome di Costa, appoggiato da Pedro Sanchez, è messo in discussione per la sua presunta debolezza sulla questione ucraina e la recente inchiesta che lo ha coinvolto. Kallas, invece, è vista come troppo antirussa per rappresentare l’UE a livello internazionale, specialmente in un momento di tensioni elevate.

Mentre i negoziati proseguono, il presidente della Slovacchia, Peter Pellegrini, ha sottolineato l’importanza di avere rappresentanti capaci di “calmare le tensioni”. Nel frattempo, l’Italia insiste su una maggiore attenzione al Mediterraneo e al Nordafrica, oltre che all’Ucraina.

L’incontro tra Orban e Meloni prima del vertice ha evidenziato ulteriori fratture, con l’ungherese che ha accusato PPE, Socialisti e Liberali di voler spartire le cariche, ignorando la volontà popolare. La situazione è ulteriormente complicata dall’incertezza sul ruolo futuro di Ursula von der Leyen, che potrebbe dipendere dal supporto dei voti italiani nel Parlamento Europeo.

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(con fonte AdnKronos)

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