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Conte: Porta a Porta, “Tutta la verità su ArcelorMittal”

Parla fluidamente, snocciola dati, non si spaventa difronte alle insidiose e provocatorie domande del perfido Bruno Vespa…

Ultima campanella per il polo siderurgico di Taranto. ArcelorMittal tira dritto…

Roma, 8 novembre 2019 – Nel pomeriggio di ieri il Premier Giuseppe Conte, ha registrato la puntata di Porta a Porta, andata in onda in serata su Rai 1, e ha “bucato” lo schermo, mettendo in grande difficoltà i giornalisti mainstream che per contratto avrebbero dovuto mettere in difficoltà lui: il padrone di casa, il perfido Bruno Vespa – che a dire il vero avrebbe dovuto essere solo l’imparziale moderatore -, l’onnipresente Paolo Mieli e l’onesto, ma anche lui ostile, Maurizio Molinari.
Il premier ha parlato per almeno mezzora a ruota libera, padroneggiando alla grande e senza leggere, il tema rovente dell’addio alle acciaierie italiane, a cominciare da quelle di Taranto, da parte della potentissima multinazionale ArcelorMittal, di proprietà franco-indiana, con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo.
Fu il governo Gentiloni a venderle tutti gli impianti siderurgici italiani, il più importante dei quali è appunto quello di Taranto, il più grande d’Europa, che da solo impiega 10.777 operai.
Il presidente del Consiglio, aveva ricevuto l’altro ieri a Palazzo Chigi il proprietario della multinazionale, il sessantanovenne Lakshmini Mittal, accompagnato dal figlio. L’incontro è risultato utile solo in un senso: chiarire che il cinico indiano non ne vuole più sapere degli impianti di Taranto, ed è del tutto indifferente al destino degli operai che vi lavorano. Infatti, per mantenere il possesso dell’acciaieria più grande d’Europa, in un momento in cui la produzione d’acciaio non tira, il tycoon indiano avrebbe voluto far mettere in cassa integrazione 5.000 operai, e non “solo” 3.500, come al massimo era disposto a concedergli la controparte italiana.
Del tutto superflue si sono rivelate, tutte le chiacchiere che nei giorni scorsi hanno riempito le prime pagine di tutti i quotidiani, sul tema dello “scudo penale”, che in realtà – come ha spiegato Giuseppe Conte – a Mittal non interessava affatto, perché sapeva già che ci poteva contare.
In realtà i reati ambientali di cui si sono macchiati i proprietari dell’Ilva, hanno avuto conseguenze spaventose, dato che nella zona si è assistito a un’impressionante proliferazione di casi di tumore, spesso infantili.
La mancata quadratura del cerchio da parte di Conte nel suo incontro con Mittal ha messo in fibrillazione il governo, scatenando nella maggioranza giallo-rossa quella che è stata chiamata la “Guerra del Vietnam” appunto tra le sue due componenti, soprattutto intorno al vero punto cruciale che le divideva e che era proprio lo “Scudo Penale”, al quale erano favorevoli i rossi (PD) e contrari i gialli (M5S).
Intanto a Taranto i sindacati hanno indetto per oggi uno sciopero di 24 ore. Gli abitanti della città soffrono perché sono costretti a difendere dei posti di lavoro che da una parte danno il pane e dall’altra tolgono la salute. “Il Gigante ormai è morto – ha dichiarato un barista al Messaggero di ieri -. Bisogna soltanto vedere chi e come organizzerà i funerali“.

Giancarlo De Palo

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