Accuse da Iran a Israele e agli Stati Uniti: Usa le definiscono “deliranti”
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Il Dipartimento di Stato respinge le dichiarazioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi sulle proteste in corso nella repubblica islamica. Resta il blackout di Internet, mentre Reza Pahlavi rilancia l’appello alla mobilitazione
Gli Usa hanno definito “deliranti” le accuse da Iran a Israele e agli Stati Uniti di aver fomentato le proteste in corso nella repubblica islamica. A dichiararlo è stato un portavoce del Dipartimento di Stato americano, in risposta alle affermazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, rilasciate durante una visita ufficiale in Libano. Secondo Washington, si tratterebbe di un tentativo di distogliere l’attenzione dalle difficoltà interne che il regime iraniano sta affrontando.
Araghchi aveva sostenuto che Israele e gli Stati Uniti sarebbero “direttamente coinvolti” nei disordini che stanno attraversando il Paese, pur precisando che le possibilità di un intervento militare diretto restano “molto basse”. Le dichiarazioni sono state pronunciate ieri a Beirut, al termine di una serie di incontri con le autorità libanesi, e riportate dall’emittente Al Arabiya.
Nel corso della conferenza stampa, il capo della diplomazia di Teheran ha affermato che i colloqui con i rappresentanti libanesi si sono concentrati sulle “minacce israeliane che riguardano l’intera regione” e sulle possibili modalità per affrontarle. Secondo Araghchi, entrambi i Paesi condividono la consapevolezza della portata dei rischi provenienti dal fronte israeliano. In questo contesto, le accuse dell’Iran a Israele e agli Stati Uniti assumono un peso politico rilevante sul piano regionale e internazionale.
Sul fronte interno, resta in vigore il blackout di Internet imposto dalle autorità iraniane in risposta alle manifestazioni contro il governo. L’organizzazione di monitoraggio della sicurezza informatica Netblocks ha riferito che l’interruzione delle connessioni dura da oltre 36 ore e limita gravemente la possibilità per i cittadini di comunicare e di verificare le condizioni di amici e familiari.
A intervenire nel dibattito è stato anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià deposto nel 1979 e oggi in esilio negli Stati Uniti. In un messaggio video diffuso sui social media, ha invitato a proseguire le proteste e ha affermato che l’obiettivo non è più soltanto scendere in piazza, ma prepararsi a “prendere e mantenere i centri delle città”. Pahlavi ha inoltre dichiarato di stare preparando il proprio ritorno in Iran, che ritiene ormai prossimo.
In un quadro già segnato da forti tensioni diplomatiche, le accuse dell’Iran a Israele e agli Stati Uniti si inseriscono dunque in una fase di crescente instabilità, tra pressioni internazionali, restrizioni interne e un confronto politico sempre più acceso.
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(con fonte AdnKronos)
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