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Conte a Taranto si prepara “Alla battaglia legale del secolo”

I tarantini non vogliono più il Gigante che fu dell’Italsider e che si è trasformato in un Mostro divoratore di bambini

9 novembre 2019 – Forte del successo nel “salotto” dell’inossidabile Bruno Vespa, il premier Giuseppe Conte è partito a sorpresa ieri per Taranto, dando prova di grande coraggio, perché la Digos lo aveva informato della presenza di gruppi di antagonisti tra la gente. Per un’ora e mezza Conte si è confrontato davanti ai cancelli della ArcelorMittal Italia, con la popolazione locale.

Fuori dai cancelli

Il presidente del Consiglio, ironia della sorte, si è trovato di fronte a una folla di tarantini che ha le idee molto chiare sull’acciaieria che ha già fatto tanti morti per tumore, compresi moltissimi bambini: “Il governo deve chiudere per sempre l’acciaieria”.
“Qui ci sono più morti che nascite – grida una madre-: abbiamo fiducia nelle istituzioni, ma non fatecela perdere”. Conte, come si vede, non si è sottratto al confronto ad personam. Il leitmotiv si riassume nelle parole di un altro uomo: “Questa città chiede altro, perché continuate a insistere su questa fabbrica?”

Dentro la fabbrica

Tutta altra musica si respira dopo aver varcato i cancelli, verso le 19, dove il premier si è seduto in mezzo agli operai in assemblea. I dipendenti dell’ArcelorMittal, che lo accolgono con un applauso, fanno coincidere la loro sopravvivenza con quella dell’acciaieria più grande d’Europa, che i tarantini chiamano il “Gigante”.
“Sembra l’aula di una lezione universitaria – introduce Conte – . Noi comunque dobbiamo lavorare assieme e io verrò spesso a Taranto, così come sono andato spesso a Genova”. Poi parlano i sindacalisti, in un confuso e contorto chiacchiericcio politichese.
Coraggiosamente il premier è andato a visitare anche il famigerato altoforno 2, del quale la magistratura ha ordinato la chiusura.
All’uscita della fabbrica il Capo dell’Esecutivo si è incontrato con i giornalisti e ha dichiarato: “Non ci interessa parlare di scudo giuridico, ma di trovare soluzioni a una crisi che si prospetta drammatica sul piano sociale. E queste soluzioni devono arrivare da tutto il Sistema Italia”. Quindi ha lanciato la sua sfida: ci saranno “Grandi battaglie legali se Mittal non rispetta i patti”: E’ “la battaglia legale del secolo”.
L’alternativa? Il partito di coloro che vogliono tornare all’Italsider dell’Iri, che ne fu proprietaria dal 1934 al 1989. E questa partito della nazionalizzazione nato nel seno dei pentastellati, si sta allargando, di giorno in giorno, anche a destra, come dimostrano le dichiarazioni odierne di Giorgia Meloni.
La settimana prossima, durante la quale si svolgerà il braccio di ferro tra il governo italiano e il potente tycoon indiano Mittal, sarà probabilmente quella decisiva. A meno che prevalgano i soliti tempi biblici della politica italiana. Mentre l’acciaieria rischia di cambiare soprannome: da Gigante a Mostro divoratore di bambini.

 Giancarlo De Palo

 

 

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