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Il premier israeliano da inizio guerra ha sempre bloccato gli incontri tra intelligence e politici americani. Il ministro delle Finanze chiede un’azione militare contro Hezbollah

Da quando è iniziata la guerra a Gaza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha più volte impedito ai capi dell’intelligence e della sicurezza israeliana di incontrare funzionari e membri del Congresso degli Stati Uniti. Questa notizia, rivelata da Axios e basata su fonti americane e israeliane, evidenzia il desiderio di Netanyahu di controllare le informazioni che gli americani, sia politici che diplomatici, ricevono da Israele. Questo controllo avviene in un momento critico in cui il governo israeliano è profondamente diviso sulla strategia da adottare e le tensioni con Washington sono in aumento.

In particolare, tre settimane fa, Netanyahu ha vietato ai capi del Mossad e dello Shin Bet di incontrare Marco Rubio, vice presidente della commissione Intelligence del Senato degli Stati Uniti. Rubio aveva richiesto un incontro con i leader dell’intelligence israeliana durante la sua visita in Israele, durante la quale ha incontrato lo stesso Netanyahu.

Sul fronte interno, il ministro delle Finanze del governo israeliano, esponente dell’estrema destra, ha lanciato un ultimatum a Hezbollah, chiedendo di cessare completamente gli attacchi e di ritirarsi oltre il fiume Leonte. Bezalel Smotrich ha dichiarato che se Hezbollah non rispetterà l’ultimatum, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) dovrebbero lanciare un attacco in territorio libanese per proteggere le comunità settentrionali di Israele.

“Bisogna dare a Hezbollah un ultimatum pubblico affinché cessino completamente gli attacchi e ritirino tutte le forze al di là del fiume Leonte”, ha detto Smotrich, aggiungendo che un attacco dovrebbe includere “l’invasione di terra e la presa di controllo dell’area meridionale del Libano”. Parlando a un evento del suo partito, Sionismo Religioso, nel nord di Israele, Smotrich ha ribadito che l’obiettivo finale è far tornare a casa gli abitanti delle località settentrionali evacuate per il rischio di attacchi da parte di Hezbollah.

“Il modo di riportare a casa gli sfollati del nord è una decisione militare per un attacco devastante contro Hezbollah, le sue infrastrutture e la distruzione del suo potere”, ha concluso Smotrich.

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(con fonte AdnKronos)

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