È morto Benedetto Ceraulo, il killer di Maurizio Gucci: si era sparato dopo aver ferito il figlio
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L’uomo che nel 1995 uccise Maurizio Gucci è deceduto a 63 anni dopo una settimana di agonia. Si era sparato con un colpo di pistola alla testa dopo una lite familiare in cui aveva ferito il figlio
È morto all’ospedale Cisanello di Pisa, martedì 29 aprile, Benedetto Ceraulo, l’uomo condannato per l’omicidio dell’imprenditore Maurizio Gucci avvenuto nel 1995 a Milano. Aveva 63 anni ed era originario di Caltanissetta. Dopo aver scontato una pena di 28 anni di carcere, Ceraulo si era trasferito nelle campagne di Santa Maria a Monte, nel Pisano. Il 22 aprile scorso si era sparato alla testa con una pistola di piccolo calibro, subito dopo aver ferito il figlio Gaetano con la stessa arma, al culmine di una lite scaturita da un graffio sull’auto.
Il figlio, 37 anni, era riuscito a fuggire e a dare l’allarme. Ricoverato all’ospedale di Pontedera, non è in pericolo di vita: ha subito un intervento per la ricostruzione parziale del viso. Il padre era stato ricoverato in condizioni gravissime e piantonato in ospedale dopo il fermo della Procura di Pisa per tentato omicidio aggravato e detenzione di arma clandestina, con recidiva specifica.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la lite tra padre e figlio è degenerata per motivi futili. L’arma, una pistola con matricola abrasa detenuta illegalmente, è stata rinvenuta sul luogo dell’aggressione.
Dopo la sua scarcerazione, Ceraulo aveva cercato di ripartire lavorando nella viticoltura, attività iniziata nella colonia penale dell’isola di Gorgona, dove aveva partecipato a un progetto con il marchese Lamberto Frescobaldi. Aveva vissuto prima ad Acciaiolo (Fauglia) e poi si era stabilito a Santa Maria a Monte. In occasione della Pasqua, era stato raggiunto dal figlio, residente a Milano con la madre.
Benedetto Ceraulo fu condannato per aver sparato quattro colpi di pistola a Maurizio Gucci il 27 marzo 1995, in un omicidio commissionato dall’ex moglie della vittima, Patrizia Reggiani. Pur avendo sempre negato la sua colpevolezza, per la giustizia italiana fu lui l’esecutore materiale: condannato in via definitiva prima all’ergastolo, poi con pena ridotta.
Dopo l’aggressione, il figlio Gaetano ha scritto un lungo messaggio sui social: “Il dolore più grande è per te, per il gesto vile che hai rivolto a te stesso. Ti perdono per il male che mi hai fatto, ma non riesco a perdonarti per ciò che ti sei inflitto. Che Dio possa accoglierti e perdonarti”.
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(con fonte AdnKronos)
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