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Esplosioni cercapersone: operazione complessa contro Hezbollah, le ipotesi

L’esplosione di migliaia di cercapersone e walkie-talkie in Libano sembra parte di una sofisticata operazione per destabilizzare Hezbollah. Israele resta silente, ma la natura coordinata e precisa degli attacchi suggerisce un coinvolgimento diretto

Le esplosioni di migliaia di cercapersone e walkie-talkie, usati dal gruppo militante Hezbollah, avvenute in Libano nei giorni scorsi, hanno sollevato numerosi interrogativi. Anche se le circostanze restano avvolte nel mistero, molti ritengono che si tratti di una sofisticata operazione di sabotaggio, mirata a minare le capacità di comunicazione del gruppo.

Secondo le informazioni riportate dal Guardian, gli attacchi sembrano pianificati con estrema precisione. Alan Woodward, esperto di sicurezza informatica alla Surrey University, ha ipotizzato che per trasformare questi dispositivi in vere e proprie “bombe”, non sarebbe stato necessario molto esplosivo. La loro vicinanza al corpo umano avrebbe infatti causato gravi lesioni anche con una quantità minima di esplosivo. Le esplosioni sono state innescate probabilmente tramite un messaggio codificato con un suono emesso prima dell’arrivo, inviato ai cercapersone e ai walkie-talkie tramite un sistema di comunicazione sofisticato.

Un’Operazione Coordinata

La prima ondata di esplosioni si è verificata alle 15:30 di martedì, seguita il giorno dopo da una seconda serie di deflagrazioni che hanno coinvolto anche i walkie-talkie. Nel complesso, 26 persone sono morte e oltre 2.800 sono rimaste ferite, molte delle quali hanno riportato gravi traumi agli occhi e alle mani, sintomo del fatto che i dispositivi erano vicini al viso al momento dell’esplosione. Questo dettaglio ha portato gli esperti a ipotizzare che l’esplosione sia stata innescata dopo un segnale acustico, dando così alle vittime il tempo di avvicinare i dispositivi al volto.

L’analisi suggerisce che l’obiettivo principale degli attacchi fosse interrompere le comunicazioni di Hezbollah, una strategia che potrebbe essere il preludio a un’azione militare più ampia, come un bombardamento nel sud del Libano. Cosa che in queste ore sta già succedendo.

Oleg Brodt, direttore dei Cyber Labs alla Ben-Gurion University, ha affermato che il sabotaggio dei cercapersone richiedeva una collaborazione tecnica significativa, forse anche con i produttori stessi o attraverso un’azione mirata del Mossad, il servizio di intelligence israeliano.

La Pista della Produzione

I cercapersone coinvolti recavano il logo di un’azienda taiwanese, Gold Apollo. Il fondatore della compagnia, Hsu Ching-Kuang, ha rivelato che la fabbricazione dei dispositivi era stata subappaltata a una società con sede a Budapest, la Bac Consulting Kft. Questo accordo, stipulato circa tre anni fa, sembra condurre a un percorso di responsabilità sempre più opaco. La direttrice della Bac Consulting, Cristiana Bársony-Arcidiacono, laureata alla London School of Economics, ha negato di produrre i cercapersone, sostenendo che la sua azienda era solo un intermediario.

Anche i funzionari ungheresi hanno confermato che la produzione effettiva non è avvenuta nel loro Paese, complicando ulteriormente le indagini su come questi dispositivi siano stati compromessi. Tuttavia, resta chiaro che l’operazione richiedeva una conoscenza dettagliata dei canali di approvvigionamento e delle operazioni interne di Hezbollah.

Conoscenze di Intelligence e Tempismo Perfetto

Uno degli aspetti più sorprendenti è la precisione con cui sono stati effettuati gli attacchi. Gli autori dell’operazione sembravano ben consapevoli del fatto che Hezbollah aveva ordinato circa 5.000 cercapersone, dopo che il leader del gruppo, Sayyed Hassan Nasrallah, aveva avvertito i suoi membri di evitare l’uso dei telefoni cellulari per comunicare, definendoli strumenti di sorveglianza. Nessuno avrebbe potuto immaginare che proprio i cercapersone, considerati più sicuri, si sarebbero trasformati in trappole mortali.

Emile Hokayem dell’International Institute for Strategic Studies ha dichiarato che l’attacco è stato pianificato meticolosamente per mesi, con un livello di sofisticazione raro anche nelle operazioni militari più complesse. Anche se Israele non ha ufficialmente rivendicato la responsabilità, sono in pochi a dubitare che il Paese sia dietro l’operazione, soprattutto considerando il coinvolgimento in azioni simili in passato, come l’uccisione di Yahya Ayyash, leader di Hamas, tramite una bomba nascosta in un telefono cellulare nel 1996.

Implicazioni Politiche e Umanitarie

L’attacco ha avuto conseguenze devastanti, non solo per Hezbollah, ma anche per i civili libanesi. Video diffusi sui social media mostrano persone, inclusi bambini, gravemente ferite negli ospedali. Human Rights Watch ha subito condannato l’uso di dispositivi esplosivi in contesti civili, ricordando che tali azioni violano le convenzioni internazionali sui diritti umani. Le trappole esplosive, infatti, sono vietate proprio per evitare il rischio di danni ai civili.

Sebbene l’attacco rappresenti un duro colpo per Hezbollah, potrebbe anche innescare una reazione a catena di ritorsioni, intensificando ulteriormente le tensioni tra Israele e il Libano. Il gruppo militante, già indebolito dall’assassinio di un alto comandante militare tramite attacco aereo a luglio, sta ora affrontando una grave crisi interna, non solo per l’entità delle perdite subite, ma anche per il danno morale e politico che questa operazione ha inflitto.

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(con fonte AdnKronos)