Caso Becciu: pubblicate le motivazioni della sentenza del Tribunale Vaticano
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Oltre 800 pagine per spiegare le condanne relative a peculato e altri reati, con al centro l’ex sostituto della Segreteria di Stato e altre figure di spicco
Il Tribunale Vaticano ha reso note le motivazioni della sentenza emessa nel dicembre 2023, che condanna il cardinale Giovanni Angelo Becciu e altre sei persone per una serie di reati, tra cui peculato, autoriciclaggio e interesse privato in atti di ufficio. Il documento, lungo oltre 800 pagine, analizza dettagliatamente le tre principali accuse che coinvolgono Becciu: l’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra, i fondi destinati alla cooperativa del fratello e l’uso improprio di somme elargite a Cecilia Marogna.
Il Tribunale, presieduto da Giuseppe Pignatone, ha stabilito che Becciu e l’imprenditore Raffaele Mincione hanno commesso il reato di peculato utilizzando in modo illecito 200 milioni e 500 mila dollari della Segreteria di Stato, pari a circa un terzo delle sue risorse disponibili al tempo. La somma fu impiegata tra il 2013 e il 2014 per acquistare quote di un fondo speculativo gestito da Mincione, privo delle necessarie garanzie di controllo.
L’investimento, definito “altamente rischioso”, culminò nell’acquisto del palazzo londinese di Sloane Avenue. Mincione è stato giudicato colpevole anche di autoriciclaggio per aver impiegato parte dei fondi in investimenti mobiliari personali. Coinvolti nella vicenda anche Fabrizio Tirabassi, dipendente dell’Ufficio Amministrazione, ed Enrico Crasso, ritenuti complici nella gestione irregolare delle somme.
Becciu è stato condannato per aver destinato 125 mila euro della Segreteria di Stato, tramite la Caritas-Diocesi di Ozieri, alla cooperativa Spes, presieduta dal fratello Antonino Becciu. Pur essendo le finalità caritative, la corte ha considerato l’operazione un uso illecito di beni ecclesiastici, vietando espressamente l’elargizione di fondi a parenti fino al quarto grado senza autorizzazione scritta, mai concessa in questo caso.
Il Tribunale ha rilevato che circa 600 mila euro, inizialmente destinati al salvataggio di una suora rapita in Mali, furono spesi da Cecilia Marogna per l’acquisto di beni di lusso, vestiario e arredamenti. Tra il 2018 e il 2019, la somma venne trasferita in due fasi: la prima a un’agenzia inglese specializzata in gestione di sequestri e la seconda a una società slovena, LOGSIC, costituita ad hoc da Marogna.
I legali del cardinale Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marco, hanno commentato: “Leggeremo con attenzione le motivazioni, che rispettiamo come ogni sentenza. Tuttavia, contrasta con le prove emerse durante il processo, che hanno dimostrato l’assoluta innocenza del nostro assistito”.
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(con fonte AdnKronos)
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