Il generale Abdolrahim Mousavi, capo dell’Esercito iraniano, ha dichiarato che Israele “riceverà presto una risposta forte e decisa” dopo l’uccisione del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, a Teheran. Questa minaccia, riportata dall’agenzia ufficiale iraniana Irna, aumenta le preoccupazioni per una possibile guerra devastante in Medio Oriente.
Nel frattempo, l’amministrazione del presidente Joe Biden sta intensificando i suoi sforzi diplomatici e militari per prevenire un’escalation del conflitto. Funzionari della Casa Bianca ritengono che la combinazione di deterrenza e diplomazia possa indurre l’Iran a riconsiderare un’importante risposta di ritorsione. L’editorialista David Ignatius del Washington Post evidenzia come la situazione rimanga incerta, soprattutto in merito al ruolo di Hezbollah e alle complicazioni legate all’uscita di Haniyeh.
Gli Stati Uniti hanno inviato messaggi chiari all’Iran, avvertendo dei gravi rischi di escalation e delle potenziali conseguenze per il governo del presidente Masoud Pezeshkian. Secondo un funzionario di alto livello dell’Amministrazione Usa, “gli Stati Uniti sono risoluti nella difesa dei nostri interessi, dei nostri partner e della nostra popolazione”, e hanno spostato risorse militari nella regione per sottolineare questa posizione.
Nel fine settimana, Biden ha svolto una intensa attività diplomatica, inclusi avvertimenti diretti al premier israeliano Benjamin Netanyahu per evitare di ostacolare il cessate il fuoco a Gaza. Inoltre, sono stati inviati messaggi all’Iran per sollecitare moderazione, nonostante una certa confusione sulle circostanze della morte di Haniyeh.
L’editoriale di Ignatius sottolinea le difficoltà diplomatiche affrontate da Biden con Netanyahu, evidenziando la tensione nelle relazioni Usa-Israele e i recenti colloqui duri tra i due leader. Anche l’uccisione di Haniyeh, avvenuta subito dopo l’assassinio del comandante di Hezbollah, Fuad Shukr, ha alimentato la frustrazione di Biden. L’Amministrazione Usa ha concluso che le azioni israeliane, sebbene strategicamente discutibili, avevano un ampio sostegno in Israele.
Per quanto riguarda il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, l’editoriale segnala che alcuni aspetti dell’accordo potrebbero essere difficili da accettare per Israele, come la liberazione di 50 detenuti palestinesi per ogni ostaggio israeliano. Gli Stati Uniti continuano a sostenere l’accordo, ma rimangono da risolvere questioni relative alla sua attuazione.
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha dichiarato che spetta a Yahya Sinwar, nuovo leader di Hamas, decidere se proseguire nei negoziati per un cessate il fuoco. Blinken ha esortato entrambe le parti a evitare ulteriori escalation e a prendere decisioni che riducano le tensioni.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha affermato che l’elezione di Sinwar rappresenta il completo controllo di Iran e Hamas sulla questione palestinese, e ha accusato l’Iran di tentare di destabilizzare la regione attraverso il contrabbando di armi e altre azioni.
Le operazioni militari israeliane hanno causato ventiquattro morti e 110 feriti nelle ultime 24 ore a Gaza. Il ministero della Salute di Gaza ha riportato un totale di 39.677 morti e 91.645 feriti dal 7 ottobre scorso. La forza di peacekeeping delle Nazioni Unite, Unifil, sta evacuando i familiari del personale di servizio dal Libano meridionale a causa delle crescenti tensioni.
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(con fonte AdnKronos)