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Chelsea e Manchester City non sarebbero più così convinte del progetto della Superlega europea. Lo riferisce, secondo quanto riporta il Guardian, un dirigente di un altro club della Premier League inglese, che in passato era stato approcciato per entrare a far parte del progetto. A far tentennare i due club, semifinalisti in Champions League, sarebbero state le durissime reazioni delle autorità calcistiche e dei governi, seguite all’annuncio del varo della Superlega.

Il Guardian riporta inoltre che della retromarcia di Chelsea e Manchester City si starebbe discutendo a Montreaux, dove è in corso il congresso della Uefa. Tra i dirigenti calcistici europei serpeggia la convinzione che meno della metà dei 12 club ribelli siano realmente “fanatici”, disposti ad andare fino in fondo nel progetto della Superlega, incuranti delle conseguenze. Gli altri si sarebbero uniti al progetto o per i vantaggi economici che se ne possono ricavare, sia attraverso il varo effettivo della Superlega che attraverso concessioni dalla Uefa, o per il timore di venirne esclusi. Manchester City e Chelsea apparterrebbero a quest’ultimo gruppo di club.

Tuttavia, un’altra fonte del Guardian, non considera fondate le voci sul ripensamento di Chelsea e Manchester City. Dello stesso avviso sembra essere Downing Street, che attraverso un portavoce ha accolto favorevolmente le voci di un’eventuale rottura all’interno del fronte delle sei squadre inglesi ribelli. Ma, ha aggiunto, “per quanto ne sappiamo, al momento si tratta di speculazioni”.

DOWNING STREET E LE MOSSE ANTI-RIBELLI

Tra le varie opzioni che il governo britannico potrebbe mettere in campo per fermare i club ‘ribelli’ che intendono aderire alla Superlega c’è lo stop ai visti per i giocatori stranieri e la revoca del servizio di polizia durante le partite. Lo ha riferito un portavoce di Downing Street, rispondendo ad una specifica domanda di un giornalista sull’argomento. “Tutte queste opzioni al momento sono sul tavolo”, è stata la replica.

“Lavoreremo sia per valutare quali opzioni sono disponibili per il governo e parleremo direttamente, come ha fatto il premier stamattina, con la Premier League, la Football Association e altri per valutare possibili azioni collettive”, ha aggiunto il portavoce, che poi ha chiarito che Boris Johnson non è tifoso di nessuna squadra in particolare.

“Qui non si tratta di quale è la squadra per la quale fai il tifo”, ha detto il portavoce di Downing Street, sottolineando che non bisogna essere dei “super tifosi” di calcio per comprendere l’importanza dell’argomento.

(AdnKronos)

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