Israele colpisce in Siria e mobilita nuove truppe a Gaza: escalation su più fronti
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Raid aerei su Damasco e Hama, un missile dallo Yemen intercettato. Gli Stati Uniti attaccano a Sana’a. Tel Aviv prepara un ampliamento delle operazioni
Israele ha lanciato la scorsa notte una serie di raid aerei in Siria, colpendo obiettivi militari nella provincia nordoccidentale di Hama e nei sobborghi di Damasco. Lo riferisce l’agenzia ufficiale siriana Sana, che segnala quattro feriti a Shathah e la morte di un civile nei pressi della capitale. L’esercito israeliano ha confermato l’operazione, parlando di attacchi mirati contro infrastrutture missilistiche e difese antiaeree. Secondo Ha’aretz, si è trattato dell’ondata più intensa dell’anno, con oltre 20 raid documentati anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.
Quasi in parallelo, un missile lanciato dallo Yemen è stato intercettato dalle difese aeree israeliane. Le sirene sono risuonate nelle aree di Gerusalemme, Modi’in e nel sud del Paese. L’esercito ha attribuito la minaccia ai ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, che già da mesi prendono di mira Israele e le rotte commerciali nel Mar Rosso.
Gli Stati Uniti, intanto, hanno condotto nella notte nuovi attacchi aerei su Sana’a, capitale dello Yemen, e su diverse località limitrofe, tra cui Bani Hashish e Khab al-Shaaf. Secondo l’agenzia Saba, controllata dagli Houthi, non sono stati forniti dettagli sui danni o vittime. Gli attacchi si inseriscono nell’operazione “Rough Rider”, avviata da Washington il 15 marzo per contrastare le minacce alle navi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden.
Sul fronte interno, il gabinetto di sicurezza israeliano ha deciso di espandere le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Diverse brigate di riservisti saranno richiamate, e l’ottava divisione di fanteria verrà dispiegata sul campo. Secondo il Jerusalem Post, Israele non prevede per ora una manovra su larga scala, nella speranza di negoziare un nuovo accordo per il rilascio dei 59 ostaggi ancora detenuti da Hamas.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che meno della metà degli ostaggi risulterebbe ancora in vita. Una fonte citata da N12 ha aggiunto che il conflitto potrebbe protrarsi fino alla fine del 2025 e che l’esercito è attualmente sotto organico di circa 10mila unità.
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(con fonte AdnKronos)
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