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l grande esodo verso il green tra opportunità e criticità

La transizione ecologica: opportunità e problematicità per l’Italia nell’affrontare il grande esodo verso il green saranno al centro dell’International Colloquium dal titolo ‘La transizione ecologica (non sarà una passeggiata rilassante?). Il grande esodo verso il green. Imprese e cittadini in prima linea a dare una mano’ organizzato da Istud, con il patrocinio del ministero della Transizione ecologica, il 30 novembre, dalle 9.30 alle 13.00, in diretta streaming online (https://www.istud.it/events/la-transizione-ecologica/); media partner Adnkronos Prometeo.

“L’applicazione a questo cammino – dice Marella Caramazza, direttore generale Istud – richiederà gradualità, senza lasciare nessuno indietro ascoltando e adottando soluzioni meditate, affrancate da inutili contrapposizioni”. “Quella che Carlo Petrini chiama la saggezza contadina dei saperi secolari – precisa Maurizio Guandalini, chairman dell’evento – che, insieme alla scienza, potranno fronteggiare scenari, di geoeconomia e geopolitica, popolati da ‘squali’, i decisori finali della rivoluzione energetica, impegnati a duellare per il controllo delle risorse del sottosuolo”.

Prima del workshop i relatori tracciano un quadro delle opportunità e problematicità per l’Italia nell’affrontare il grande esodo verso il green. Non sarà una passeggiata rilassante? “Riscontriamo il tradizionale ‘overlapping’ normativo – osserva il professor Walter Ganapini, del comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente – l’abuso di strumenti di normazione secondaria votati alla non attuazione, la povertà crescente di cultura tecnica e scientifica nel personale a livello centrale, regionale e locale, il declino programmato delle agenzie tecniche deputate a valutazione, monitoraggio e controllo di progetti e piani di competenza pubblica”. Sul cambio delle nostre abitudini risponde il professor Valentino Piana, dell’Università svizzera di Valais. “Smettere di fumare lo hanno già fatto in milioni ed ora dobbiamo farlo come società smettendo di far fumare le nostre auto e le nostre fabbriche. I benefici, con un’aria di città migliore, più silenzio per il sonno e meno rischi, si sentiranno in 5 anni dopo che gli sforzi saranno serviti ad abbassare di molto le emissioni. La Norvegia ci sta riuscendo con le auto elettriche e 112 paesi hanno ridotto nel 2020 le emissioni totali rispetto al 2015”.

Ma non possiamo trascurare l’aspetto che la transizione ecologica viene dopo una preoccupante crisi pandemica che ha cambiato soprattutto l’economia familiare. Per Andrea Farinet della Liuc – Università Cattaneo, “dobbiamo decidere tutti insieme se il dramma che stiamo vivendo è una dolorosa singolarità o una necessaria transizione verso una nuova architettura sociale innovativa. La mia ricetta? Obiettivi alti, aspettative basse, impegno costante per ricostruire fiducia, speranze e appartenenza”.

Ma la transizione ecologica non potrà avvenire senza costi, e ne stiamo già sperimentando le prime conseguenze come la crescita dei prezzi dell’energia. “L’idrogeno – dice Alberto Dossi del Gruppo Sapio – è un vettore energetico a zero emissioni, che può essere green anche nel suo processo di produzione e per questo ritenuto chiave per sostituire i combustibili fossili nei processi ad alta intensità energetica e nei settori ad alto impatto ambientale. L’idrogeno avrà un ruolo chiave in tutta Europa e anche nel nostro Paese che sta costruendo una strategia per l’utilizzo di questo vettore energetico grazie anche al Pnrr”. Se l’Europa fosse stata maggiormente autosufficiente con produzioni prevalentemente da fonti rinnovabili avrebbe potuto evitare questo ‘shock energetico’? “La risposta non è semplice e nemmeno scontata – afferma Romano Stefani di Dolomiti Energia – Probabilmente in parte avremmo potuto evitarlo perché come noto gli impianti da fonti rinnovabili hanno maggiori costi di realizzo ma poi i costi di generazione sono indipendenti dalla quotazioni internazionali dei combustibili fossili. E’ evidente allora che una sempre maggiore penetrazione delle fonti rinnovabili a livello europeo può contribuire ad una stabilità dei prezzi nel medio e lungo periodo con benefici per tutti i consumatori”.

A partire dalla sostituzione delle caldaie con quelle a pompe di calore di nuova generazione. “Oggi il riscaldamento degli edifici – spiega Riccardo Bani di Teon – è tra le principali cause dell’inquinamento cittadino, responsabile di oltre il 19% delle emissioni climalteranti prodotte dall’Italia e del 60% delle polveri sottili nelle aree urbane. Ancora nel 2020 in Italia purtroppo solo il 5% del consumo energetico da riscaldamento è prodotto con fonti rinnovabili a zero emissioni, il residuo 95% è ancora prodotto prevalentemente attraverso l’uso di combustibili fossili (81%) e in parte biomasse (14%)”. La risposta è Energy Social Company, parola di Massimiliano Braghin di Infinityhub. “Le tre dimensioni sono ben rappresentate dal green, fintech e socialing. Ogni società partecipata infatti, incorpora questi tre valori agendo sulla riduzione delle emissioni grazie all’utilizzo necessario di energie pulite, offrendo la copertura totale della finanza suddivisa in capitale di rischio e debito raccolti rispettivamente con l’equity crowdfunding e grazie ai rapporti instaurati con i principali istituti di credito nazionali, e infine esplodendo un fenomeno social di ‘Con-d(y)-visione'”.

E le grandi imprese multinazionali come si stanno muovendo nel coniugare ad esempio transizione digitale e sostenibilità? Con Fabbriche Lighthouse, zero emissioni, efficientamento energetico e fonti rinnovabili. “A questo impegno – afferma Fabio Golinelli di Abb – si affianca l’obiettivo di supportare i clienti a ridurre annualmente le loro emissioni di 100 megatonnellate di CO2: sarà come far sparire 30 milioni di auto a combustione dalla circolazione”. “Noi – spiega Annalisa Citterio di Cnh Industrial – disponiamo di sistemi e processi specifici per ridurre i consumi energetici e limitare l’uso di combustibili fossili, privilegiando l’energia elettrica da fonti rinnovabili. Le iniziative per promuovere processi logistici sempre più sostenibili si concentrano su tecnologie, procedure e attività volte a diminuire le emissioni nei trasporti, adottando soluzioni intermodali e ottimizzando la capacità di trasporto”.

Per ritornare alla transizione ecologica all’italiana, quali sono le opportunità che si apriranno e gli ostacoli che si troveranno? “La direttiva 2018/2001/Ue (Red II) – precisa Paolo Peroni dello Studio Roedl Partner – punterà ad accelerare la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili grazie a interventi di semplificazione degli iter autorizzativi, nuove regole nel riconoscimento di incentivi e misure di supporto verso la mobilità elettrica”. Basterà tutto questo a guidare il Paese verso un futuro sostenibile? “L’Italia – puntualizza il professor Alessandro Marangoni ceo di Althesys Strategic Consultants – è in ritardo rispetto al target di decarbonizzazione al 2030 che, ai ritmi attuali di realizzazione delle rinnovabili, non sarà colto. Tra le principali ragioni vi sono le complessità e le durate eccessive dei processi autorizzativi, che hanno frenato, o addirittura bloccato, molti progetti”. “I costi sostenuti dagli operatori – argomenta Francesco Marghella senior energy analyst di Althesys – per il permitting coprono una quota dell’investimento significativa e crescente. Un iter burocratico bloccato per anni e dall’esito incerto incide sui bilanci delle aziende, rendendo i progetti vecchi prima di nascere e meno competitivi, aggravando la bolletta”.

(AdnKronos)

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