Farmaci italiani a rischio con i dazi Usa: allarme sull’export e possibili rincari
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Trump annuncia tariffe del 30% sui prodotti europei: per l’industria farmaceutica italiana il mercato americano vale oltre 10 miliardi
L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di imporre dazi del 30% sulle importazioni dall’Unione Europea, a partire dal primo agosto, potrebbe avere conseguenze significative per l’industria farmaceutica italiana. Il comparto, che nel 2024 ha raggiunto un record storico di 54 miliardi di euro di export, è tra i più esposti: gli Stati Uniti rappresentano una destinazione chiave, con oltre 10 miliardi di euro di farmaci e vaccini esportati nell’ultimo anno.
Secondo i dati di Farmindustria, l’associazione che rappresenta circa 200 aziende del settore attive in Italia, l’export farmaceutico italiano è cresciuto del 157% negli ultimi dieci anni, superando la media europea. Il timore è che l’introduzione delle tariffe possa minacciare la competitività di un settore strategico, frenare gli investimenti e creare tensioni sulla catena di approvvigionamento.
Una stima già formulata nei mesi scorsi dal presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, quantificava in oltre 2,5 miliardi di euro l’impatto economico per l’Italia in caso di dazi al 25%. Con un’aliquota al 30%, il danno potrebbe essere ancora più pesante, con effetti a cascata sulla produzione, sull’occupazione e sulla stabilità dell’intero comparto.
Il problema riguarda anche gli Stati Uniti, dove i dazi potrebbero generare carenze e rincari. Colpire il settore farmaceutico significherebbe, infatti, aumentare i costi dei medicinali e, più in generale, incidere sul sistema di cura americano. Alcune aziende hanno già iniziato a valutare il rafforzamento delle linee produttive in loco, mentre si moltiplicano gli appelli a una soluzione negoziale che eviti una crisi commerciale transatlantica.
Oltre a penalizzare i produttori europei, l’imposizione dei dazi sui farmaci rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione americana, già sotto pressione. La filiera farmaceutica teme una doppia ricaduta: sul lato industriale, con un rallentamento delle attività, e sul piano sanitario, con ripercussioni sull’accessibilità ai trattamenti.
L’attesa ora è per eventuali correttivi o un accordo che possa scongiurare l’entrata in vigore delle nuove misure a partire da agosto. Nel frattempo, l’Europa prepara possibili contromisure.
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(con fonte AdnKronos)
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