Raid Israele in Libano: 3 giornalisti uccisi. Netanyahu sotto pressione per ostaggi
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Il ministro libanese accusa Israele di crimini di guerra per l’attacco notturno su giornalisti filo-iraniani, mentre continuano gli scontri con Hezbollah e i raid a Gaza. Negoziazioni in corso in Qatar per una tregua e il rilascio degli ostaggi
In un raid aereo israeliano nel Libano orientale, vicino al confine siriano, sono stati uccisi tre giornalisti, tra cui un cameraman e un ingegnere dell’emittente Al-Mayadeen e un cameraman di Al-Manar, affiliata a Hezbollah. Secondo testimoni e media libanesi, l’attacco ha colpito direttamente il bungalow in cui dormivano i reporter. Ziad Makary, ministro dell’Informazione libanese, ha denunciato l’azione come “crimine di guerra” premeditato, affermando che Israele avrebbe tracciato i giornalisti per colpirli nel sonno.
Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver eliminato Abbas Adnan Moslem, capo delle forze speciali di Hezbollah per la regione di Aitaroun, ritenuto responsabile di numerosi attacchi missilistici contro Israele.
A Gaza, un attacco aereo israeliano ha colpito una scuola che ospitava sfollati palestinesi, causando la morte di 17 persone e ferendo altre 42, molti dei quali bambini. Israele ha dichiarato di aver preso di mira terroristi di Hamas, ma il ministero della Salute palestinese denuncia vittime civili.
In questo contesto di crescente tensione, il Qatar ospita negoziati tra Stati Uniti, Israele e rappresentanti di Hamas. Il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, ha confermato che nei prossimi giorni si terranno nuovi incontri per discutere di una possibile tregua. Il capo del Mossad, David Barnea, incontrerà il direttore della CIA e il premier qatariota per valutare i termini di un accordo per il rilascio degli ostaggi.
A livello interno, l’intelligence israeliana ha dovuto rivedere i propri piani di rappresaglia contro l’Iran a seguito di una fuga di documenti del Pentagono che descrivevano l’operazione in dettaglio. Israele, che intende rispondere agli attacchi iraniani senza colpire infrastrutture nucleari o petrolifere, ha dovuto riprogrammare l’operazione per evitare interferenze.
Nel frattempo, in Israele, proteste hanno circondato la casa del premier Netanyahu a Cesarea, chiedendo il rilascio degli ostaggi nelle mani di Hamas. Anche il Libano spinge per un cessate il fuoco, con il premier Najib Mikati che invoca l’attuazione della risoluzione ONU 1701 per disarmare le milizie non statali al confine.
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(con fonte AdnKronos)
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