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Monitorare la presenza del lupo attraverso il wolf howling. Le stesse serate del censimento del cervo, che quest’anno si è tenuto tra il 21 e il 23 settembre, all’interno del parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra Toscana ed Emilia-Romagna, hanno ospitato anche le pratiche di monitoraggio del lupo. Il wolf howling, sfruttando l’ampia copertura acustica sul territorio garantita dagli operatori dislocati nelle numerose postazioni all’interno del parco, permette di individuare soggetti singoli o nuclei familiari sfruttando la naturale tendenza del lupo ad ululare: nello stesso momento, da quasi una trentina di postazioni nel parco gli operatori fanno partire registrazioni di ululati amplificate da un megafono. E i lupi rispondono a questi richiami ululando a loro volta. Vengono quindi registrati il numero e la posizione di questi ululati.

“Ormai da 5 anni stiamo facendo una sessione di wolf howling a fine censimento del cervo – dice Luca Santini, presidente di Federparchi – Perché non possiamo gestire un patrimonio, specialmente un patrimonio naturale, senza averne la conoscenza. Per esempio, fino ad alcuni decenni fa veniva affermato tranquillamente che i lupi non potevano avere un home range come branco, al di sotto di 10mila ettari. Oggi noi abbiamo all’interno del Parco nazionale 13 branchi riproduttivi di lupo, essendo il parco 36mila ettari. Questo significa che l’home range di ogni branco è circa 3000 ettari”.

È precisa, in questo senso, la decisione dell’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che ha scelto di disciplinare tale attività di monitoraggio del lupo, attraverso una regolamentazione che permetta di raccogliere dati utili senza arrecare disturbo agli esemplari, integrandoli poi con quelli del monitoraggio ordinario eseguito dal Parco con il Cta-Cfs.

“Fondazione Una, nel suo nome, Uomo Natura Ambiente, si occupa di biodiversità e di ecosistemi in un’ottica di relazioni, appunto tra uomo, natura e ambiente – osserva Renata Briano, presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Una – Con il progetto biodiversità in volo, in particolare, ci occupiamo con tutte le componenti, in questo caso con Federparchi, della difesa della biodiversità. Ogni volta che visitiamo un parco affrontiamo un particolare problema, in genere ci siamo occupati del bracconaggio che è una delle cause di perdita della biodiversità, e che noi cerchiamo di contrastare anche insieme ai cacciatori, con gli agricoltori e con gli ambientalisti. Biodiversità in volo ha proprio questa caratteristica, affrontare in ogni parco una particolare problematica legata a una specie: stambecchi, grifoni, falco pescatore. Insomma abbiamo già trattato di molte specie, insieme a tutte le componenti”.

“Il Parco Nazionale delle foreste casentinesi – continua Briano – ha delle caratteristiche diverse rispetto ai temi che abbiamo affrontato in precedenza, perché abbiamo visto l’importanza delle interazioni tra le specie. In questo parco convivono grandi carnivori protetti anche dall’Unione europea, come il lupo, che qui è in buona salute con specie di ungulati come il cervo, i caprioli, i cinghiali e le relazioni tra questi animali sono particolarmente interessanti e analizzate anche attraverso i censimenti da un punto di vista scientifico, perché per noi il dato scientifico è la base di tutte le decisioni che dobbiamo prendere”.

L’idea di una gestione virtuosa del territorio e della fauna selvatica che lo popola, secondo criteri razionali e scientifici, è uno dei valori fondanti di Fondazione Una, che crede nella caccia come attività sostenibile e responsabile, lontana dal bracconaggio e inserita invece in un sistema che mira alla preservazione della biodiversità. In questo senso, la partecipazione dei cacciatori come volontari alle attività di censimento organizzate dal parco rientra in quello che è il profilo del cacciatore come ‘Paladino del Territorio’, custode degli equilibri faunistici e naturali. L’attività venatoria è infatti da intendersi come un elemento utile, inserito positivamente in un sistema che mira alla piena sostenibilità ambientale.

Proprio per questo, e con l’obiettivo di portare i temi cari al mondo venatorio nei principali centri di dialogo sulla biodiversità a livello internazionale, Fondazione Una si è aperta a diverse collaborazioni, entrando a far parte di Iucn, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, e successivamente di Mountain Partnership – Fao, operando al tempo stesso per la realizzazione di una campagna di divulgazione sull’importanza della tutela delle specie protette rivolta alla stessa comunità dei cacciatori e sottolineando come questa si inserisca pienamente in un modello di caccia sostenibile, rispettoso delle regole e contrario a qualsiasi forma di bracconaggio.

“Nel parco delle foreste casentinesi – conclude Briano – il bracconaggio non è una problematica esistente, ma lo è più la relazione tra le attività umane come l’allevamento, in particolare, per esempio, con la presenza del lupo. E quindi abbiamo affrontato anche tutto il tema di come difendersi dal lupo e nello stesso tempo proteggerlo. E abbiamo visto quanto sono importanti, per esempio, i progetti con i cani da guardiania”. Come l’azienda agricola Casa Righi, di Gianluca Sestini, situata a pochi metri dal confine con il Parco e che ha adottato 10 cani da guardiania che difendono i suoi confini e le sue pecore: “non ho attacchi dal 2015”, dice il proprietario. I cani sono seguiti dal servizio veterinario delle Foreste Casentinesi sia per la parte legata alla salute, sia per quanto riguarda il cibo.

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(AdnKronos)


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