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Ex Ilva: giudice di Milano, “Non spegnete altiforni”. Mittal cerca Conte

18 novembre – La battaglia legale tra l’Italia e l’ArcelorMittal, ogni giorno si arricchisce di nuovi episodi. Di oggi la notizia che il prossimo 27 novembre dovrebbe tenersi l’udienza del ricorso fatto dai commissari straordinari dell’ex Ilva, presentato in via cautelare e d’urgenza, in cui si chiede al tribunale di Milano di intervenire sul colosso franco-indiano, la cui intenzione è di recedere dal contratto di affitto. Per dirimere la questione è stato fissata l’udienza davanti al giudice Claudio Marangoni. Lo stesso Marangoni che presiede la sezione del tribunale specializzata in imprese, ha invitato ArcelorMittal a non spegnere gli altiforni come paventato nei giorni scorsi, richiedendo che vi sia una “leale collaborazione con l’autorità giudiziaria e per il tempo ritenuto necessario allo sviluppo del contraddittorio tra le parti” evitando di “porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti, eventualmente differendo lo sviluppo delle operazioni già autonomamente prefigurate per il tempo necessario allo sviluppo del presente procedimento”, facendo intendere che sarebbe meglio non abbassare la produzione fino a quando non vi sarà una decisione del giudice.

Mittal cerca Conte che glissa

Intanto si sarebbe dovuto tenere a breve un nuovo incontro tra Conte e Mittal, ma il presidente del consiglio sta cercando di evitarlo, attendendo l’esito proprio dell’udienza, sperando in un provvedimento d’urgenza che dia manforte al Governo. Sembra che il tycoon indiano abbia una proposta, in tre punti, in mano, da consegnare al capo dell’esecutivo, per evitare di andar via dall’Italia: reintroduzione Scudo Penale, dissequestrare l’altoforno 2 per aumentare la produttività e evitare una parte degli esuberi, e una rivisitazione del piano industriale, accogliendo a braccia aperte la proposta del premier Conte e il Ministro dell’Economia Gualtieri, che garantirebbero la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti nell’azionariato di Am Investco Italy (società del gruppo franco-indiano). L’attendismo, al momento, la fa da padrone.

Sindacati da Mattarella

Stasera saliranno al Quirinale i segretari di CGIL, CISL e UIL per essere ricevuti dal presidente Sergio Mattarella.


 

AGGIORNAMENTO 16 novembre ore 22 – Si allarga il fronte della “battaglia legale del secolo” italiana contro Lakshmi Mittal: oggi i commissari dell’ex Ilva hanno depositato alla Procura di Taranto un esposto denuncia su “fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell’economia nazionale”.

La notizia della prima ora – Fallisce a Roma il vertice al Mise tra Governo, Sindacati e ArcelorMittal e comincia il Vietnam della “battaglia legale del secolo”

Roma, 16 Novembre 2019 – “Siamo spiacenti comunicare che la scrivente azienda è impossibilitata ad erogare gli emolumenti di ottobre”. Sono queste le parole con le quali l’altro ieri, giovedì 14 novembre, ArcelorMittal Italia ha comunicato ai Sindacati il piano di fermata degli impianti siderurgici: entro il 15 Gennaio prossimo, infatti, tutti e tre gli altoforni verranno chiusi, assieme alle cokerie ed alle centrali elettriche.

I piani dell’indiano e la crisi italiana

Il piano di Lakshmi Mittal per l’Italia metterebbe in ginocchio per intero la nostra economia.
L’annuncio è venuto dopo che la multinazionale franco-indiana aveva smentito le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al presidente di Confindustria di Taranto Antonio Marinari, secondo le quali ArcelorMittal avrebbe dismesso gli impianti a Maggio 2020.
In effetti, la traduzione della rassegna stampa dei quotidiani italiani lo aveva fatto sobbalzare nella sua dimora londinese, portandolo a redigere il comunicato di smentita di cui sopra.

L’economia in ginocchio

Se l’Italia non riuscirà a far desistere dai suoi propositi il cinico tycoon di ArcelorMittal, vedrà diventare nere le sue condizioni economiche: la perdita dell’acciaieria più grande d’Europa avrebbe infatti immediate ripercussioni sull’indotto, che non può andare avanti se le forniture di acciaio si interrompono: ne risentirebbero in particolare la produzione automobilistica e quella di elettrodomestici.
Nell”incontro di ieri pomeriggio al Ministero per lo Sviluppo economico tra il ministro Stefano Patuanelli, i Sindacati e l’amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli, quest’ultima ha ribadito l’abbandono di Taranto da parte della multinazionale franco-indiana, mentre i Sindacati, inferociti, hanno annunciato atti di insubordinazione negli spegnimenti e hanno chiesto un nuovo tavolo di trattative.

Comincia al Foro di Milano “la battaglia legale del secolo”

Intanto è intervenuto il Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco, competente territorialmente in quanto l’ex Ilva ha sede nel capoluogo lombardo, che ha reso noto in un comunicato di aver aperto un fascicolo d’indagine per verificare l’eventuale esistenza di ipotesi di reato nella gestione dell’ultima fase dell`ex Ilva da parte di ArcelorMittal e nella diatriba che la vede contrapposta al Governo italiano. Si tratta di un fascicolo “modello 45”, cioè privo di notizie di reato e senza indagati. I magistrati vogliono accertare anche se, nell’esecuzione del contratto d’affitto dell’ex Ilva, da cui ArcelorMittal vuol recedere, siano state attuate condotte rilevanti sul piano penale, che abbiano causato un eventuale depauperamento del ramo d’azienda.

Chi curerà le indagini

Sarà il colonnello della Guardia di Finanza Vito Giordano, dal quale dipende il Nucleo Economico, a dirigere le indagini, mentre il procedimento giudiziario è stato assegnato al Procuratore aggiunto Marzio Romanelli e ai Sostituti Procuratori Stefano Civardi e Mauro Clerici, esperti in questo campo: infatti sono proprio loro ad avere svolto negli anni scorsi le indagini sulla famiglia Riva, indagini che hanno portato al sequestro di 1,2 miliardi di euro, destinati in seguito al risanamento ambientale dell’ex Ilva di Taranto.
I magistrati milanesi vogliono anche inserirsi nella causa civile tra ArcelorMittal e l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva. Scrive infatti Francesco Greco: “La Procura di Milano, ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del Paese, ha deciso di esercitare il diritto-dovere di intervento, previsto dall’ultimo comma dell’articolo 70 del Codice di procedura civile, nella causa di rescissione del contratto di affitto di azienda promossa dalla società ArcelorMittal Italia contro l’Amministrazione straordinaria dell’Ilva”.

Lo scudo penale

Nell’incontro di ieri al MISE è riemerso il pomo della discordia all’interno della stessa maggioranza di governo dello “scudo penale”, osteggiato dal M5S. Lo avrebbe voluto invece l’amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, la quale ha dichiarato che, dopo lo stop allo scudo penale, portare avanti il piano di risanamento ambientale per l’acciaieria “è diventato un crimine”.
E i Sindacati chiedono al Governo di togliere questo alibi a Lakshmi Mittal.
A questo punto tocca ai 5Stelle uscire finalmente dall’ambiguità.
Comunque sia, “la battaglia giudiziaria del secolo”, annunciata la settimana scorsa a Taranto dal premier Giuseppe Conte, è cominciata alla grande!

Giancarlo De Palo

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