Delitto Garlasco, tracce sulla garza: possibile contaminazione
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Tre prelievi su cinque restituiscono materiale genetico ritenuto non utile a fini investigativi. La genetista del gip parla di “inquinamento” del reperto usato durante l’autopsia su Chiara Poggi
Nuovi sviluppi nel caso del delitto di Chiara Poggi, la 26enne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Nel corso dell’incidente probatorio, sono emersi risultati parzialmente utili dall’analisi della garza utilizzata durante l’autopsia per raccogliere materiale genetico dalla bocca della vittima. Di cinque prelievi effettuati, tre hanno dato risposte ritenute utili ai fini tecnici, anche se i risultati rafforzano l’ipotesi di una contaminazione.
Lo riferisce una mail della genetista Denise Albani, consulente nominata dal gip di Pavia Daniela Garlaschelli, inviata oggi ai consulenti delle parti: quelli del nuovo indagato Andrea Sempio, del condannato Alberto Stasi e della famiglia Poggi.
Nel dettaglio, uno dei campioni analizzati ha rivelato un aplotipo Y – ovvero una traccia genetica maschile – compatibile al 99% con Ernesto Gabriele Ferrari, assistente del medico legale all’epoca dell’autopsia. Un secondo campione risulta parzialmente sovrapponibile a Ferrari ma anche parzialmente ignoto. La terza replica, analizzata oggi, ha restituito anch’essa una traccia mista: frammenti compatibili con Ferrari e un DNA maschile sconosciuto, ma comunque altamente degradato e quantitativamente trascurabile.
I valori dei tre prelievi “positivi” sono estremamente bassi – tra 2 e 4 picogrammi, pari a meno di una cellula – mentre il DNA di Chiara Poggi risulta presente con una concentrazione di circa 40.000 picogrammi, rendendo quindi più plausibile un inquinamento del reperto, secondo l’esperta.
L’ipotesi di contaminazione pregressa è rafforzata dal fatto che la garza, lunga pochi centimetri, è stata maneggiata durante l’autopsia e ha toccato tutte le pareti della bocca. La genetista Albani ha chiesto ulteriori chiarimenti al medico legale Marco Ballardini per ottenere “qualche specifica in più” su come e da chi la garza sia stata gestita durante le operazioni autoptiche.
Resta dunque il dubbio su quanto le tracce rilevate siano utili in chiave probatoria, mentre il lavoro della Procura prosegue tra tentativi di verifica e nuove ipotesi investigative.
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(con fonte AdnKronos)
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