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L’ammiraglio Treu saluta per l’ultima volta la Bandiera: pensione o delusione?




Il 16 luglio si è tenuta a Taranto, a bordo della portaerei Cavour ormeggiata nella Stazione Navale Mar Grande, la cerimonia di avvicendamento alla carica di Comandante in Capo della Squadra Navale tra l’Ammiraglio di Squadra Paolo Treu in carica dal 2019 e l’ammiraglio Enrico Credendino che prende il timone del prestigioso e delicato incarico.

(Da sinistra a destra: il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, il Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatore Stefania Pucciarelli, e l’Ammiraglio di Squadra Paolo Treu)

Alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Difesa Sen. Stefania Pucciarelli, accompagnata dal Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, e delle autorità civili, militari, religiose e di una rappresentanza del personale militare e civile della Squadra Navale, ci sono stati momenti e parole toccanti che hanno portato in evidenza non solo la brillante carriera, il coraggio e l’amore per il Paese dell’Ammiraglio Treu ma anche le sue preoccupazioni date da scelte non condivise che potrebbero offuscare l’operatività futura della Marina, una Forza Armata di primaria importanza per una Nazione bagnata per tre quarti dal mare, soprattutto alla luce di scenari geopolitici per nulla promettenti.

Un velo triste si percepisce nel discorso dell’ammiraglio Treu quando afferma “il mio cuore subì un nuovo duro colpo quando decisero la cessione delle nostre ultime due fregate FREMM all’Egitto.  A seguito di ciò, l’Italia ora dispone di un numero totale di unità di prima linea, ossia di Caccia e di Fregate, inferiore persino all’Algeria, oltre che all’Egitto e alla Turchia.  Ciò è in controfase con la costante crescita degli impegni sul mare, cui si è aggiunta la missione EMASOH, nel Golfo Persico. E poi – continua Treu – si consideri le conflittuali spartizioni del Mediterraneo, alle quali ha fatto seguito il potenziamento delle Marine di protagonisti emergenti, che impongono la necessità di presidiare e difendere, con le nostre unità di altura, la neo istituita Zona Economica Esclusiva, pena la soccombenza alla volontà altrui”.

Più di 500 i presenti alla cerimonia, il suo intervento sfocia in uno standing ovation davvero straordinario

Paolo Treu l’abbiamo seguito da tempo, ha catturato la nostra attenzione la sua vita professionale sempre in “prima linea” senza paura, tra cielo e mare, tra tempeste inspiegabili che si sono abbattute anche sulla sua famiglia e una gestione della pandemia che ha richiesto grandi capacità. Un uomo razionale, lungimirante, dalla schiena dritta che ben ha saputo usare il sestante tra responsabilità professionali e aspetti umani tanto da conquistare i cuori di donne e uomini che compongono la Squadra Navale, offrendo loro quel mix perfetto tra il rispetto delle regole e dei ruoli con quel senso di amicizia e attenzione verso i sottoposti, verso gli equipaggi. Non basterebbe un libro per raccontare il personaggio e le sue sfumature che hanno sempre il colore dell’alba e mai del tramonto ma ci limitiamo a porgergli una domanda precisa per capire meglio le radici della sua amarezza.

D – Nel suo intervento ha messo in chiara evidenza l’attuale carenza di navi del tipo caccia e fregate, in un contesto geostrategico che esige peraltro una crescente presenza delle nostre navi sul mare. Con pari enfasi ha sottolineato le criticità in cui versa il programma JSF della Marina. Ci potrebbe dare maggiori dettagli su questo ultimo aspetto?

R – L’acquisizione della capacità di impiego del JSF (Joint Strike Fighter) è sancita dal conseguimento della cosiddetta Final Operational Capability (FOC), che l’Aeronautica è già in procinto di conseguire con il JSF nella versione a decollo convenzionale (F-35A). Per la Marina il JSF (nella versione a decollo corto e atterraggio verticale F-35B) è il sistema d’arma della Portaerei e pertanto il conseguimento della FOC, che richiede la disponibilità di 15 aerei, è riferito all’intera nave. Considerato che il rateo di consegna degli F-35B è estremamente diluito nel tempo, l’assegnazione del terzo aereo di tale tipologia all’Aeronautica ha rallentato di ben un anno il programma della Marina. Il criterio di alternanza nelle consegne dell’F-35B alle due forze armate, porterà inevitabilmente la Marina a disporre dei 15 aerei necessari per la FOC ben oltre il 2030, con il conseguente annichilimento della capacità strategica della Portaerei, specchio del rango internazionale del Paese. Ciò è dovuto anche al fatto che gli aerei harrier AV8B PLUS sono ormai giunti alla fine della loro vita operativa, oltre a non essere più integrabili con i velivoli delle ultime due generazioni, che metterebbero in campo i nostri alleati nella fase iniziale di un’operazione reale, quando l’avversario è al massimo delle sue capacità di difesa aerea. Oltretutto la Portaerei è un assetto di eccellenza proprio per affrontare tale prima fase. Ulteriore preoccupazione desta la volontà di destinare, sin da subito, gli F-35B della Marina presso la base dell’Aeronautica di Amendola, tenuto conto che il Gruppo Aerei Imbarcati della Marina non è in grado di gestire due linee di volo (AV8B PLUS e JSF) su due basi diverse (Grottaglie e Amendola) peraltro a distanza di 200 km. Presso Amendola i JSF della Marina dovrebbero oltretutto essere inseriti in una struttura interforze che si sta avviando sotto i peggiori auspici, considerato che finora non vi è stata alcuna collaborazione da parte dell’Aeronautica a sostegno dell’addestramento dei piloti JSF della Marina, ai quali peraltro non è mai stato concesso di impiegare il simulatore JSF di Amendola, costringendoci a inviarli negli USA. Pari ostruzionismo si è rivelato anche nel rifiuto del rischieramento dei nostri AV8B PLUS presso le basi AM in occasione della chiusura della base di Grottaglie per lavori (si è sopperito grazie agli americani, che li hanno ospitati presso le loro strutture di Sigonella, in Sicilia). È fin troppo evidente la volontà di imitare il modello inglese che, con l’istituzione della Joint Force Harrier, portò tutti gli aerei harrier della Royal Navy (RN) e della Royal Air Force (RAF) sotto lo stesso Comando, nelle mani della RAF. Ciò comportò la scomparsa degli aerei sulla Portaerei inglese, con la conseguente perdita della capacità per ben 10 anni, fino all’entrata in servizio della nuova Queen Elizabeth.

La capacità della Portaerei fu realizzata grazie a grandi protagonisti, quale l’Ammiraglio Marulli, che ebbero il coraggio di lottare con coraggio e determinazione per elevare il rango militare e non solo dell’Italia, grazie all’acquisizione di uno strumento di eccellenza che è stato impiegato ripetutamente in prestigiose operazioni internazionali. Nel momento in cui il governo ebbe il coraggio di decidere a favore della portaerei, i contrasti fra le due forze armate scomparvero gradualmente. Mi ricordo che all’inizio della mia attività di pilota di AV8B PLUS in Italia, a partire dal 1995, i rapporti con i colleghi dell’Aeronautica erano di grande collaborazione. Non ci si riempiva la bocca con il termine “interforze”, ma di fatto si lavorava in piena armonia, così come dovrebbe essere. Presso le basi dell’Aeronautica eravamo sempre ben accetti, si cooperava partecipando congiuntamente ad attività addestrative e esercitazioni nazionali e internazionali, nonché a operazioni reali. Si cresceva insieme, senza conflitti e in amicizia, ognuno consapevole del proprio ruolo nel quadro della Difesa e avevamo piloti di scambio fra i reparti. Ritengo che solo una netta e rapida decisione, da parte del governo, di assegnare i primi 15 F35B alla Marina e di confermare la base di Grottaglie quale loro sede, possa finalmente riportare la pace fra le due forze armate, così come accadde all’origine, consentendo al termine “interforze” di tornare a essere interiorizzato e non utilizzato quale leva per finalità che appaiono di tutt’altra natura.

Ringraziamo l’ammiraglio di squadra Paolo Treu di aver chiarito lo stato dei fatti e ci auguriamo che ci sia l’alba di un nuovo giorno che porti amicizia in un ambito dove la collaborazione è alla base della sicurezza nazionale.

Daniela Russo

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