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Tridico: «In Italia c’è una generazione perduta, scomparsa in pochi anni. I giovani sono diventati un costo sociale»

Roma, 8 luglio 2021 «I due temi sono, da un lato il ruolo che la pubblica amministrazione può avere nel rilancio del Paese, e dall’altro il tema demografico. Sono due dei più importanti problemi che hanno impatto sulla crescita e sul dinamismo della società e dell’economia» Comincia così l’intervento di Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, che ha rilasciato, in esclusiva all’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia, alcune dichiarazione nel webinar dal titolo “I fattori di competitività delle imprese su cui investire”. L’evento, moderato da Paolo Peluffo, il segretario generale del CNEL, ha visto tra gli ospiti anche Angelica Krystle Donati, Ceo di Donati Immobiliare Group e presidente ANCE Giovani per la Regione Lazio, Nando Pagnoncelli, presidente IPSOS, e Niko Romito, Chef tre stelle Michelin.

Per la ripresa l’Italia avrà l’imprescindibile esigenza di soffermarsi su questioni critiche come l’occupazione giovanile «l’Italia, nel 1951, poteva contare su una popolazione giovanile da 0 a 29 anni che rappresentava il 51, 6%. Oggi è il 28,8%. Lo stesso Draghi, allora presidente della BCE, nel 2016 diceva che questo gap è una generazione perduta, una lost generation. Se poi questi giovani, che sono anche di meno, non riescono a trovare occupazione, vanno all’estero, sono NEET, permangono in famiglia, hanno una scarsa o nulla partecipazione sociale: da una risorsa sprecata diventano anche un costo sociale. Una doppia beffa».

Ma anche su questioni connesse, come lo scarso tasso di natalità e la parità di genere, in particolare in zone già in forte disagio prima della pandemia: «C’è un problema non solo di natalità, ma anche di scarsa partecipazione femminile. Aggiungo che c’è un problema di scarsa partecipazione al mercato del lavoro di una fetta importante del Paese, che riguarda il Sud e in particolare delle donne nel Sud».

Viene sottolineata da Tridico l’importanza di sostenere e implementare la partecipazione femminile al mondo del lavoro, in quanto «laddove, come nel nostro Paese, c’è una scarsa partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne, i tassi di natalità sono anche più bassi. E non è un paradosso. È la regola che i redditi generati dalle donne siano correlati a una più alta natalità. È questa la normalità, nei Paesi avanzati funziona esattamente così».

Il presidente dell’INPS, in conclusione, si preoccupa anche di evidenziare come si sia dimostrato fondamentale investire nella tecnologia e nell’innovazione. Queste iniziative, che hanno reso possibile una risposta rapida alle esigenze dei gruppi più vulnerabili nel 2020, continuano a essere determinanti: «Ci siamo resi conto di quanto importante sia lo Stato: non solo per dare quei servizi, ma anche per implementare progetti ad alto valore tecnologico e spingere verso quella dimensione di digitalizzazione della pubblica amministrazione, per favorire la crescita del sistema Paese», conclude.

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