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Ripresa post Covid: le città diventeranno luoghi più resilienti e sostenibili? Dallo smog al traffico, il rischio è di non fare tesoro di quanto questo lungo e terribile periodo di convivenza con il virus ha dimostrato: le città possono essere più vivibili se il traffico è meno congestionato e la mobilità più a misura di cittadini. L’obiettivo, dovrebbe essere quello di uscire puliti sia dal Covid sia dallo smog. Ma stiamo andando in questa direzione?


In Italia, con un tasso di motorizzazione che raggiunge punte di 75 auto ogni 100 abitanti, lo smog non dà tregua e secondo quanto emerso dalla campagna Clean Cities di Legambiente, nelle città italiane il Pm10 è fuori controllo e da nord a sud si continuano a superare i limiti di legge. Inquinamento che ha un costo socio-sanitario inaccettabile: fino a 3mila euro l’anno per abitante. Ma nell’anno della pandemia, con il record di morti e denatalità, abbiamo 300mila auto in più.

Servono 15mila km di piste ciclabili e nel Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ce ne sono 2.500. Bisognerebbe sostituire almeno 12.500 vecchi autobus ma il piano prevede di acquistarne poco più di 5mila di cui solo 2.000 circa elettrici. E con l’e-commerce alle stelle, non c’è traccia di progetti destinati ad agire sull’impatto della logistica. Con le città italiane ancora lontane dagli obiettivi di mobilità e sicurezza fissati al 2030, le risorse europee sono l’opportunità per avviare il cambiamento, un’occasione che non possiamo sprecare.

Smog fuori controllo, l’inquinamento ci costa fino a 3mila euro l’anno a testa.

Smog: picchi di criticità per il Pm10 rilevati nelle città di Torino (35 microgrammi/m3), Milano (34 microgrammi/m3) e Padova (35 microgrammi/m3). Città che per inquinamento si pongono ai vertici della classifica nazionale e continentale. Meno grave, ma comunque oltre il valore soglia, la percentuale rilevata nelle città di Catania (pari a 23 microgrammi/m3), Perugia e Firenze (entrambe con concentrazione di PM10 pari a 20 microgrammi/m3).

In tutte le 15 città toccate dalla campagna Clean Cities (Padova, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Roma, Cagliari, Pescara, Napoli, Bari, Palermo e Catania), la quantità di Pm10 supera il valore soglia indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (pari a 20 microgrammi/m3). Critico l’andamento di tutte le altre città toccate dalla campagna: Bari, Ancona, Bologna, Cagliari, Genova, Napoli, Palermo, Pescara e Roma mostrano un livello di Pm10 che oscilla tra i 23 e i 28 microgrammi/m3.

I costi medi annuali per abitante relativi ai costi sociali e ambientali dell’inquinamento (perdita di anni di vita, ricoveri ospedalieri, giornate di lavoro), viaggiano dai mille a quasi tremila euro l’anno, una somma che rappresenta in media oltre il 5% del Pil pro capite. Lo rileva Clean Cities, la campagna itinerante di Legambiente che nell’ultimo mese ha toccato 15 capoluoghi italiani.

Città più inquinate e insicure, almeno 12.500 autobus da sostituire

Roma, Ancona, Cagliari, Catania, Padova, Perugia e Pescara sono tra le città italiane più inquinate e meno sicure. Per loro, gli indici di traffico e sicurezza, sia relativa agli incidenti che all’inquinamento, risultano essere “estremamente gravi”. Le uniche città appena sufficienti per l’adozione di politiche atte a potenziare ciclabilità, strade 30 e 20 all’ora, elettrificazione di mezzi pubblici e sharing mobility sono Bologna, Milano e Firenze. Ad oggi ancora insufficienti, nonostante gli sforzi, Genova, Padova e Torino.

Un parco di mezzi pubblici vecchio e inquinante ma i fondi europei non verranno indirizzati a risolvere questo problema puntando sull’elettrificazione del trasporto pubblico locale: le 15 città monitorate dalla campagna Clean Cities di Legambiente hanno in servizio ancora 12.500 bus diesel euro 4 o precedenti, che dovrebbero essere sostituiti entro il 2026 con mezzi solo elettrici. L’attuale Pnrr prevede di usare i fondi europei per acquistare solo 5.139 autobus per tutta Italia, 2.730 veicoli alimentati a gas (Gnc o Gnl), solo 2.051 veicoli a propulsione elettrica e 358 a idrogeno.

Torino, Milano, Padova e Firenze le città più ciclabili

Le città italiane più ciclabili sono Torino (con il 79% di km di piste ciclabili realizzati, rispetto agli obiettivi 2030), Milano (63%), Padova (58%) e Firenze (51%), seguite da Cagliari (44%) e Bologna (39%). Restano indietro tutte le altre: Pescara (30% dei km realizzati), Roma (28%), Palermo (20%), Bari (20%), Perugia (18%), Genova (16%), Napoli (16%), Ancona (7%), Catania (2%).

Anche per quel che riguarda l’estensione della rete stradale a velocità ridotta (strade 20 e 30 all’ora) tutte le città sono molto lontane dagli obiettivi al 2030, quando tutte le vie a scorrimento veloce delle città dovranno essere dotate di piste o corsie ciclabili, anche diverse centinaia di nuovi km per le città più grandi. Inoltre, entro il 2030, in media l’80% delle strade urbane, dovranno diventare a 30 km/h. Le strade a 50 km/h saranno l’eccezione, non la regola. In questo modo si potranno percorrere in sicurezza anche in bici, monopattino e i marciapiedi saranno finalmente dedicati ai pedoni.

Nei centri urbani densi (Milano, Torino, Bologna, Napoli, al centro di Roma) la mobilità elettrica, pubblica e condivisa (dal treno al monopattino) è già una realtà economicamente accessibile ai cittadini di tutte le fasce sociali, più economica e funzionale dell’auto privata. Tanto che in questi ambiti urbani diminuisce il tasso di motorizzazione e aumenta la frequenza degli spostamenti quotidiani. Ma in generale l’offerta dei mezzi pubblici è ad oggi insufficiente, al di sotto dell’offerta delle città europee e delle necessità di una città ad alta densità abitativa, in tanti comuni metropolitani. Idem per l’offerta di servizi di sharing mobility, auto e bici, che seppure sia presente da anni è ancora allo stato iniziale.

“Nell’anno terribile del Covid – commenta Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente – l’Italia ha subito un record di morti e di denatalità, ma abbiamo aumentato di 300mila unità le auto di proprietà. Si è speso un miliardo di euro in bonus auto nuove, ma non siamo riusciti a tenere aperti asili e scuole. Abbiamo chiuso l’anno con quasi 39 milioni di auto e 36 milioni di patenti. Con quella cifra avremmo potuto acquistare ben 2.500 autobus elettrici o 40.000 taxi e car sharing elettrici per 100 città, riducendo le emissioni di oltre 100.000 tonnellate di CO2 l’anno”.

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