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Dalla spesa al fast food, l’alimentazione vegan conquista gli italiani

(Adnkronos)

I prodotti vegani conquistano il carrello della spesa degli italiani con il tofu che si posiziona in cima alla lista delle preferenze. A fotografare un trend in crescita sono i dati di Everli, il marketplace della spesa online, che ha preso in esame gli ordini effettuati sul sito e via app nell’ultimo anno e ha rilevato nel 2020 un aumento del 14% per quanto riguarda l’acquisito di prodotti vegetariani e vegani rispetto allo stesso periodo 2019.


Nella top 10 dei cibi vegan più acquistati nei supermercati in Italia il tofu, grande classico della cugina veg, si aggiudica il primo posto davanti a hummus (secondo posto) e burger e mini burger vegetali (terzo posto). All’ultimo posto in classifica si posiziona invece il tempeh, altro famoso alimento asiatico che caratterizza questa alimentazione.

Guardando alla distribuzione geografica l’Emilia Romagna e la Lombardia si aggiudicano il primo posto come regioni più vegan d’Italia, con tre città ciascuna nella top 10 delle città italiane con il maggior numero di ordini online di questa categoria: Bologna in vetta, Milano al terzo posto e Pavia un gradino sotto al podio, seguite da Bergamo (sesto posto), Modena (settimo) e Parma (nono). I vegetariani dello Stivale, invece, si concentrano soprattutto in Toscana.

Ma quali sono i prodotti ‘verdi’ preferiti dagli italiani e inseriti nei loro carrelli virtuali? Le vendite della crema pronta a base di ceci, si concentrano soprattutto in alcune città del nord e centro Italia, in particolare Firenze, Bologna, Venezia e Bergamo. Mentre gli abitanti della provincia di Pesaro e Urbino, escludono completamente questo alimento per sostituirlo con i burger vegetali ai carciofi e pomodori secchi.

Prodotti vegan: cresce l’offerta nei supermercati

Fino ad una decina di anni fa chi sceglieva di sposare la filosofia vegan era costretto a recarsi in negozi specializzati per alcuni tipi di prodotti. Adesso, invece, nei supermercati è possibile trovare una vasta scelta, adatta a tutte le esigenze e gusti e nella Gdo c’è anche chi sceglie la produzione a marchio. Come Lidl che proprio l’anno scorso ha lanciato il ‘Next Level Burger’, burger 100% vegetale fatto con funghi champignon, proteine di piselli, proteine di frumento e soia, certificato vegano con V-label.

Un burger vegano e anche rispettoso dell’ambiente. ‘Next Level Burger’, infatti, nell’arco del suo intero ciclo produttivo, rilascia il 91% di emissioni in meno rispetto ad un normale burger di carne e il restante 9% viene completamente compensato. Attenzione alla sostenibilità anche per quanto riguarda la confezione. Il prodotto si trova in un vassoio di cartone rivestito con un film trasparente che può essere separato dal contenitore per una corretta differenziazione dei rifiuti.

Flower Burger, la veganburgheria italiana che piace anche all’estero

Dal panino giallo fatto con la curcuma a quello viola ottenuto grazie all’estratto di ciliegia con dentro salse e burger 100% di origine vegetale (ceci, quinoa, seitan, ecc) e totale assenza conservanti chimici. E’ così che l’alimentazione vegana conquista anche i fast food e lo fa offrendo un’esperienza divertente, green (packaging 100% biodegradabile e compostabile) e soprattutto colorata in piena era Instagram. Il concept è tutto italiano ed è quello di Flower Burger, la veganburgheria nata nel 2015 a Milano che ad oggi conta 15 locali (di cui 13 in Italia, uno a Marsiglia e l’ulitmo inaugurato a Londra) con in programma nuove aperture nonostante la pandemia: “nella primavera abbiamo in previsione le aperture di Amsterdam e il quarto locale a Milano” annuncia all’Adnkronos, il ceo Matteo Toto.

L’alimentazione vegana, sottolinea Toto, “è un trend sempre di più in aumento. Si moltiplicano a vista d’occhio le pasticcerie e le gelaterie vegane, mentre sempre più ristoranti stanno inserendo nei loro menu piatti vegetariani e vegani. La grande distribuzione ha colto il nuovo trend ed è aumentato lo spazio sugli scaffali dedicato ai prodotti adatti ad un’alimentazione vegan”.

I dati di crescita di Flower Burger di questi anni confermano questo trend ma la pandemia ha fatto rivedere i programmi. “Nel 2020, dopo un trend di forte crescita costante dalla prima apertura, la nostra rete di locali ha fatturato 3.8 milioni e abbiamo chiuso con un -17% rispetto al fatturato dell’anno precedente (4.6 M), dato calmierato grazie alle nuove aperture e ai locali aperti ne 2019 che avevano contribuito solo in parte all’ammontare totale” spiega Toto.

L’impatto del Covid. L’emergenza sanitaria “ha impattato pesantemente il nostro piano di aperture che prevedeva la nascita di almeno altri 6 locali. Nonostante questo siamo riusciti ad aprirne 2, il secondo a Roma e il terzo a Milano. Per quanto riguarda gli store attuali, abbiamo cercato di potenziare il più possibile il canale delivery tramite la nostra app, con nuove partnership e con una serie di promozioni. Dall’altra parte abbiamo rivisto le nostre operations e abbiamo attuato un piano di riduzione costi mirato con l’obiettivo di mantenere lo stesso livello di servizio al cliente”.

“Nonostante questa situazione, abbiamo iniziato bene il 2021, con l’apertura del nostro primo store a Londra. Nella primavera abbiamo in previsione le aperture di Amsterdam e il quarto locale a Milano. E’ fondamentale non fermarsi e avere il coraggio di investire su nuove location facendo però attenzione a concludere deal che tengano conto del presente e di ciò che succederà nei prossimi mesi, consapevoli che almeno fino a metà 2022 dovremo fare i conti con le restrizioni imposte dal governo”.

Il cliente Flower Burger? E’ soprattutto donna che in un attimo riesce a coinvolgere amici e famiglia. “La nostra clientela è molto eterogenea, capita spesso di trovare persone completamente differenti seduti ai nostri tavoli. Mi ricordo ancora un pranzo in un locale di Milano dove su quattro tavoli erano seduti rispettivamente: la nonna con il nipotino, coppia under 30 tatuata dalla testa ai piedi, una famiglia composta dai genitori e le due bimbe e per ultimo un gruppo di 3 amiche”.

“Indubbiamente la fascia donne tra i 25 e i 40 anni è predominante. Molte volte poi è proprio lei che ci scopre e poi ritorna con le amiche, il compagno o la famiglia. Abbiamo creato un burger ad hoc per essere ancora più vicini alle famiglie e ai bimbi: il gnomo Burger” conclude il ceo di Flower Burger.

di Loredana Errico

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