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Governo: pausa di riflessione, si va davvero verso un esecutivo giallorosso?

Terminato il giro di consultazioni, il Presidente Mattarella a lasciato che il fine settimana servisse alle forze politiche per cercare una soluzione alla crisi, evidenziando che in mancanza di un accordo politico e costatando che nessun governo tecnico possa avere la maggioranza in Parlamento per traghettare fuori la crisi il paese, sarà necessario tornare alle urne. M5S e Pd, stanno provando a formare un esecutivo, ma già appare più che un governo di programma, un governo per evitare il voto e quindi contro Salvini. Che futuro potrà avere e soprattutto, Mattarella avallerà tutto questo? O si convincerà che non vi alcuna alternativa al voto? Lo sapremo entro martedì prossimo.


La notizia della prima ora – Sancita ieri definitivamente la rottura e il passo indietro del Premier Giuseppe Conte, che ha rassegnato le dimissioni, oggi al Quirinale inizia il valzer delle consultazioni. Sergio Mattarella, questa mattina avrà una telefonata con il presidente emerito Giorgio Napolitano e poi nel pomeriggio, nello studio alla Vetrata, dalle ore 16, sono attesi per primi i due presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico e successivamente sarà la volta del gruppo per le Autonomie del Senato, del gruppo Misto del Senato con a ruota quello della Camera, per chiudere alle ore 19 con Liberi e Uguali della Camera.
Giovedì invece sarà la volta di Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Forza Italia, Lega e a chiudere il Movimento 5 Stelle.

LA SINTESI DEGLI INTERVENTI IN BASSO DOPO IL VIDEO

 

 

  • GIORGIA MELONI (FDI)Quello che abbiamo detto al Capo dello Stato è che per noi le elezioni sono oggi l’unico esito possibile, rispettoso dell’Italia, dei suoi interessi e del suo popolo e più rispettoso della Costituzione.
    Mattarella, ovviamente però, si trova costretto a provare a vedere se c’è una maggioranza parlamentare per un eventuale nuovo governo, anche se non è palesemente la scelta fatta dai cittadini con il voto. Per noi non è inevitabile avere un governo che ha la maggioranza in parlamento ma non tra i cittadini, perché lo consideriamo irrispettoso della democrazia. Non credo che padri costituenti pensassero che il Parlamento si può organizzare in modo da mandare al governo persone che se si votasse andrebbero a casa. Se il Presidente della Repubblica scegliesse di valutare l’ipotesi di un mandato, bisognerebbe ripartire dalle elezioni 2018, affidando quest’ultimo a un esponente di centrodestra. Altre soluzioni sarebbero una ferita per la democrazia.
  • NICOLA ZINGARETTI (PD)Il Partito Democratico in linea di massima si è detto disponibile a una diversa maggioranza da quella fino a questo momento avuta, purché sia un governo di svolta e non un esecutivo a ogni costo. “Al Presidente abbiamo fornito tre condizioni non negoziabili per dar vita all’eventuale nuova maggioranza: una scelta europeista senza se e senza ma, pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa con la centralità del Parlamento, svolta radicale per quel che riguarda le scelte economiche e di sviluppo, ed evitare inasprimenti fiscali a cominciare dall’Iva”. Se si verificassero queste condizioni, Zingaretti e il Pd sono disponibili per una nuova maggioranza, altrimenti meglio il voto.
  • SILVIO BERLUSCONI (FI)Il leader di Forza Italia ha chiesto esplicitamente a Sergio Mattarella di portare nel più breve tempo possibile il paese a elezioni anticipate. Dopo il fallimento del governo giallo-verde, fondato su contratti e alchimie eterogenee, vedendo come il diavolo una eventuale alleanza M5S-Pd, “in nessun caso – dichiara Silvio Berlusconi –  Forza Italia è disponibile a partecipare ad alleanze con chi abbiamo contrastato in campo elettorale e che mostra una visione totalmente diversa dalla nostra”. Il “Coup de theatre” del Silvio nazionale arriva come sempre prima di congedarsi con i cronisti: “Vi dico, fate attenzione al futuro. Sono a conoscenza di programmi che metterebbero a zero tutta l’editoria, non solo quella televisiva ma anche della carta stampata”. “E’ un male grande – termina Berlusconi – che non riguarda soltanto una parte dell’informazione ma tutti noi”.
  • MATTEO SALVINI (Lega)l leader della Lega, ormai ex vicepremier e ex ministro degli Interni, esce dal colloquio con il Presidente della Repubblica Mattarella e ribadisce quanto ormai si sa della posizione leghista: “Vogliamo andare alle elezioni. L’Italia non può permettersi di perdere tempo, non può avere un governo litigioso e con posizioni distanti, motivo per il quale i troppi ‘no, hanno potato allo stop di questa esperienza di governo, che comunque va ribadito, tante cose buone ha fatto”.
    Per la Lega la via maestra è quella delle elezioni: “La sovranità appartiene al popolo e chi meglio del popolo può decidere a chi affidare le sorti della propria famiglia, della propria società o dei propri conti bancari per i prossimi 5 anni?”. Salvini poi analizza l’eventuale maggioranza tra M5S e Pd, bollandola come un esecutivo che ha come programma il “Contro”: contro Salvini e contro la Lega, nessun altro scopo. Poi apre ancora la porta la Movimento 5 Stelle: “Ragioniamo bene e ragioniamoci sopra: se alcuni no diventino sì’, io sono un uomo concreto, non porto rancore e guardo avanti”, elogiando, alla fine del discorso il collega vicepremier Di Maio, affermando che ha “Lavorato bene”.
  • LUIGI DI MAIO (M5S)Il leader dei Pentastellati elenca uscendo dallo studio del Presidente della Repubblica, i vari tavoli di crisi che ci sono al Ministro del Lavoro dove era Ministro: “Non è giusto che a pagare questa crisi siano i cittadini italiani, quei cittadini che ci hanno chiesto di cambiare questo Paese, non di prestarci a giochini politici”. Motivo per il quale Di Maio espone gli obiettivi che secondo il movimento dei grillini  vanno raggiunti immediatamente:
    1) Taglio parlamentari; 2) stop all’aumento dell’Iva; 3) salario minimo e taglio cuneo fiscale; 4) sostegno alle famiglie, alle nascite alla disabilità; 5) Italia 100% rinnovabile con un Green New Deal; 6) legge sul conflitto di interesse e riforma della Rai; 7) dimezzare tempi giustizia e riformare metodo di elezione del Csm; 8) autonomia differenziata e riforma degli enti locali; 9) legalità, carcere ai grandi evasori e la lotta alle mafie; 10) piano straordinario di investimenti per il Sud; 11) riforma del sistema bancario per separare le banche di investimento da quelle finanziarie; 12) tutela beni comuni come scuola pubblica, l’acqua pubblica, sanità e le infrastrutture”. Di Maio si dice pronto anche ad andare alle elezioni, che questo non lo spaventa perché “E’ vero che stare al governo ci ha indebolito e ha fatto perdere consensi al M5s e per tutelarci la strada più conveniente per noi sarebbe tornare al voto, ma è pur vero che coloro che ci hanno votato per cambiare l’Italia, quello vogliono e non cambiare il Movimento. Non è dunque coraggioso chi scappa, ma colui che prova a cambiare le cose, se pur delle volte sbagliando, ma mai tirandosi indietro dalle proprie responsabilità. Quindi, per Di Maio, anche a costo di continuare a perdere consensi, abbiamo dato il nostro benestare per trovar una maggioranza che converga sui punti che abbiamo elencato”.

 

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