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Cala la scure dei vertici M5S sui dissidenti e la scissione è sempre più vicina. Con un post su Facebook il capo politico reggente Vito Crimi mette alla porta i 15 senatori che a palazzo Madama hanno votato contro la fiducia al governo Draghi. Tra questi alcuni volti storici del Movimento come il presidente dell’Antimafia Nicola Morra e l’ex ministro Barbara Lezzi, che però non ci sta e annuncia: “Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa)”. E c’è chi minaccia le vie legali: “Faremo ricorso”, promette Elio Lannutti. La possibile battaglia legale potrebbe addirittura sfociare in una ‘guerra’ per la paternità del simbolo del Movimento, che tecnicamente è nelle mani di Beppe Grillo.

Intanto i ribelli si organizzano nei due rami del Parlamento. Mattia Crucioli, uno dei senatori espulsi, sta lavorando alla creazione di un nuovo gruppo con tanto di simbolo (gli ex pentastellati potrebbero prendere in prestito il logo dell’Italia dei Valori per dar vita alla nuova compagine a palazzo Madama). “Un nuovo soggetto politico? Stiamo valutando il da farsi – spiega all’Adnkronos la senatrice Bianca Laura Granato -. Se vogliamo rendere produttiva la nostra scelta, mi sembra l’unica via percorribile”.

“Io sono sereno. Sono convinto che nel rispetto del diritto si debba accertare quanto avvenuto. Io ho invitato chi di dovere a far ripetere la votazione su Rousseau… Non mi sono sentito vincolato a un quesito che è risultato non corrispondente alla realtà”, osserva Morra, il quale per ora si dice non interessato a un eventuale nuovo gruppo formato da ex 5 Stelle: “Chi vuole mettermi contro il Movimento sappia che non avverrà mai”.

L’ala dei duri e puri guarda ad Alessandro Di Battista, che sabato tornerà a far sentire la propria voce in una diretta sulla sua pagina Instagram: “Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire”, scrive l’ex deputato 5 Stelle che pochi giorni fa ha annunciato il suo allontanamento dal M5S.

Sanzioni disciplinari in arrivo anche per i deputati anti-Draghi. “Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai senatori M5S espulsi da Vito Crimi per aver votato contro la fiducia a questo governo della grande ammucchiata, per essersi astenuti o per non essere stati presenti. La loro espulsione suona anche come un avvertimento nei confronti di noi deputati”, affermano i deputati Pino Cabras, Andrea Colletti, Jessica Costanzo, Paolo Giuliodori, Alvise Maniero e Andrea Vallascas annunciando il loro convinto ‘no’ alla fiducia.

“Il nostro impegno, nel solco del programma elettorale – rimarcano i sei parlamentari in una nota congiunta – non verrà certo meno, nonostante le minacce e i tentativi di condizionare il nostro voto. Lavoreremo insieme per costruire un’alternativa a un governo del ‘tutti dentro’ e dell’austerità. L’alternativa c’è!”. E quell’alternativa potrebbe presto prendere le sembianze di un nuovo soggetto politico.

INTANTO CRIMI RINUNCIA A RUOLO SOTTOSEGRETARIO

Il capo politico del M5S Vito Crimi, a quanto apprende l’Adnkronos, ha rinunciato a un posto nel ‘sottogoverno’. Crimi, ex viceministro all’Interno nel Conte II, ha avvertito questa mattina lo staff del Viminale. Subito dopo, in tarda mattinata, in una riunione con gli ex sottosegretari ha annunciato la sua decisione, spiegando di aver fatto un passo indietro e di aver invitato a fare lo stesso anche i due capigruppo di Camera e Senato, Davide Crippa e Ettore Licheri, perché impegnati nelle ‘trattative’ per la formazione del ‘sottogoverno’.

“Confermo la mia decisione -dice all’Adnkronos- è stata una scelta presa nei giorni scorsi, che coinvolge anche i due capigruppo che ho informato preventivamente”. Crimi nel totonomi di questi giorni occupava stabilmente la casella di sottosegretario al ministero della Giustizia.

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