La confessione del marito per omicidio di Federica Torzullo: due scenari al vaglio
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Il procuratore di Civitavecchia non crede alla ricostruzione fornita dall’indagato: ipotesi di premeditazione o complicità. Confermata la custodia cautelare in carcere
Colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Federica Torzullo, la 41enne trovata senza vita domenica scorsa ad Anguillara. Dopo giorni di silenzio, oggi è arrivata la confessione del marito per omicidio di Federica Torzullo, che ha ammesso le proprie responsabilità. L’uomo è ora accusato di femminicidio e occultamento di cadavere, ma per la Procura di Civitavecchia il quadro resta tutt’altro che definito.
Il procuratore capo Alberto Liguori ha chiarito che, nonostante la confessione, la ricostruzione fornita dall’indagato non convince. Gli inquirenti stanno valutando due possibili scenari: un’azione premeditata oppure la presenza di una complicità esterna. “La dinamica così come raccontata non regge”, ha ribadito Liguori, sottolineando le numerose incongruenze emerse.
Un punto fermo, secondo la Procura, è il movente: la paura di perdere l’affidamento del figlio. Confermata anche l’arma utilizzata, un coltello da cucina, di cui Carlomagno avrebbe tentato di disfarsi nel pomeriggio del 9 gennaio. Bruciati, sempre secondo quanto riferito, sia i teli usati per il trasporto del corpo sia il telefono cellulare della vittima.
A destare perplessità è soprattutto la tempistica indicata dall’uomo. Carlomagno colloca l’intera sequenza dei fatti tra le 6.30 e le 7.15 del mattino del 9 gennaio: un arco di circa 45 minuti nel quale avrebbe incontrato la moglie, discusso con lei, uccisa, spostato il corpo dal primo piano al piano terra, caricato il cadavere in auto, ripulito l’abitazione dal sangue, cambiato abiti e poi lasciato la casa per recarsi al lavoro. Una ricostruzione che, secondo gli inquirenti, non trova riscontro nella realtà materiale delle operazioni compiute.
Nel corso della conferenza stampa, il procuratore ha ricostruito il contesto familiare alla base del delitto. La coppia stava affrontando una separazione che, almeno formalmente, doveva essere consensuale. Federica, però, non credeva alle rassicurazioni del marito, convinta che stesse prendendo tempo per non allontanarsi dal figlio. La discussione decisiva sarebbe avvenuta la mattina del 9 gennaio, in bagno, dopo colazione, quando la donna avrebbe ribadito l’intenzione di procedere con la separazione e rivendicato l’affidamento esclusivo del bambino.
L’aggressione, sempre secondo la versione fornita, sarebbe avvenuta esclusivamente nel bagno. Tuttavia, i rilievi del Ris non hanno riscontrato tracce di sangue compatibili con una ferita che avrebbe dovuto provocare un’emorragia copiosa, altro elemento che alimenta i dubbi degli investigatori.
Dopo l’uccisione, il corpo di Federica sarebbe stato avvolto in teli e caricato sull’auto del marito. Trasportato nell’azienda dell’uomo, sarebbe stato collocato nel cassone di un mezzo da lavoro. Qui Carlomagno avrebbe tentato di bruciare i materiali utilizzati per il trasporto, provocando accidentalmente delle ustioni sul corpo della donna, riscontrate poi dall’autopsia su volto, collo e parte superiore del torace. L’esame medico-legale ha inoltre evidenziato l’amputazione della gamba sinistra, compatibile con l’uso di un mezzo meccanico durante le fasi di sepoltura.
Nel corso dell’interrogatorio, Carlomagno ha dichiarato di aver utilizzato un coltello da cucina conservato in bagno e usato abitualmente per sturare il lavandino. L’arma sarebbe stata inizialmente nascosta nell’auto e poi gettata nel pomeriggio, indicando agli inquirenti il punto in cui si troverebbe. Nonostante la confessione, l’uomo è apparso provato ma non avrebbe espresso alcuna parola di pentimento nei confronti della moglie. Ha inoltre dichiarato di non essere a conoscenza di una presunta relazione extraconiugale di Federica.
Restano infine i messaggi inviati dal telefono della vittima. Il procuratore ha confermato che il cellulare è stato distrutto insieme agli asciugamani e che Carlomagno avrebbe utilizzato il dispositivo per rispondere alla madre di Federica, inventando una normale mattinata domestica.
Per la Procura, il movente può essere credibile, ma la dinamica dell’omicidio resta tutta da verificare. Le alternative restano due: o l’uomo non ha agito da solo, oppure è riuscito a pianificare e realizzare ogni passaggio in un tempo estremamente ridotto. Su questi punti, l’indagine è tutt’altro che chiusa.
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(con fonte AdnKronos)
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