Possibile accordo di libera associazione tra Stati Uniti e Groenlandia, quali perplessità
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Washington valuta un modello simile ai patti nel Pacifico, ma pesano Danimarca, Nato e opposizioni locali
Un possibile accordo di libera associazione tra Stati Uniti e Groenlandia è tra gli scenari presi in considerazione da Washington per rafforzare la cooperazione con l’isola artica. L’ipotesi, riferita da esperti e diplomatici citati dal Wall Street Journal, si ispira ai “Compact of Free Association” (Cofa) già in vigore tra gli Stati Uniti e alcuni Stati insulari del Pacifico, ma presenta ostacoli significativi legati al diverso contesto storico, politico e geopolitico.
Negli ultimi quarant’anni, i Cofa firmati con Micronesia, Isole Marshall e Palau hanno garantito miliardi di dollari di aiuti economici e benefici diretti alle popolazioni locali, tra cui la possibilità di vivere, lavorare e arruolarsi negli Stati Uniti. In cambio, Washington ha ottenuto il controllo della difesa e l’accesso a infrastrutture militari strategiche, come basi radar e poligoni di prova. Accordi che hanno rafforzato la presenza americana in aree sensibili, ma che hanno anche generato criticità, soprattutto nella gestione dei fondi, nei flussi migratori e nei servizi pubblici.
Applicare lo stesso schema a Nuuk appare però più complesso. La Groenlandia conta circa 57.000 abitanti, mantiene un legame istituzionale stretto con la Danimarca — alleata degli Stati Uniti e membro della Nato — che attualmente gestisce difesa e finanziamenti dell’isola. Un possibile accordo di libera associazione tra Stati Uniti e Groenlandia richiederebbe infatti un passaggio preliminare fondamentale: l’indipendenza dall’autorità danese, condizione necessaria per consentire al governo groenlandese di negoziare autonomamente con Washington.
Gli Stati Uniti dispongono già di una presenza militare sull’isola, in particolare con la base di Thule, oggi Pituffik. Tuttavia, un accordo di libera associazione garantirebbe a Washington diritti esclusivi sulla difesa e pagamenti diretti più consistenti rispetto agli assetti attuali. Proprio questo aspetto alimenta le perplessità di molti analisti, che giudicano l’ipotesi politicamente sensibile e difficilmente accettabile a livello locale.
Secondo Alan Tidwell, docente all’Università di Georgetown, prima di discutere un possibile accordo di libera associazione tra Stati Uniti e Groenlandia sarebbe necessario affrontare in modo chiaro e non coercitivo il tema dell’indipendenza dell’isola. Forzature in questa direzione, avverte l’esperto, rischierebbero di innescare tensioni non solo nell’Artico, ma anche nei rapporti con la Danimarca e in Europa settentrionale, in un’area già centrale negli equilibri strategici tra Nato, Russia e Cina.
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(con fonte AdnKronos)
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