Lo strumento anti-coercizione dell’Unione europea contro le minacce di Trump
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Dopo la provocazione sulla Groenlandia, Bruxelles valuta l’uso dell’Aci per rispondere ai possibili dazi statunitensi
Una nuova provocazione del presidente americano Donald Trump riporta al centro del dibattito i rapporti tra Stati Uniti e Unione europea. Oggi, sul social Truth Social, Trump ha condiviso un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo ritrae in Groenlandia, con la bandiera americana alle spalle e un cartello con la scritta “territorio americano dal 2026”. Accanto a lui compaiono il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.
Il gesto arriva mentre a Bruxelles si valuta una possibile risposta alle minacce statunitensi di imporre dazi aggiuntivi verso i Paesi che hanno inviato militari in Groenlandia. Tra le opzioni sul tavolo figura lo strumento anti-coercizione dell’Unione europea, noto come Anti-Coercion Instrument (Aci), in vigore da dicembre 2023 e finora mai utilizzato. Negli ambienti comunitari è spesso definito il “bazooka” europeo per il suo potenziale impatto contro pratiche di pressione economica da parte di Paesi terzi.
Lo strumento anti-coercizione dell’Unione europea nasce con una funzione prevalentemente deterrente: prevenire tentativi di condizionamento delle scelte sovrane dell’Ue o degli Stati membri attraverso misure che colpiscono commercio e investimenti. Secondo la definizione contenuta nel regolamento europeo, la coercizione economica si configura quando un Paese extra-Ue tenta di influenzare decisioni politiche mediante pressioni commerciali.
Tra gli esempi rientrano dazi discriminatori, boicottaggi sostenuti da uno Stato, l’esclusione ingiustificata da un mercato estero, ma anche ritardi intenzionali, controlli doganali eccessivamente onerosi o il rifiuto di autorizzazioni. In questi casi, l’Aci consente all’Unione di reagire attraverso un meccanismo strutturato che parte da un dialogo con il Paese coinvolto e può sfociare, se necessario, in misure di risposta proporzionate e temporanee.
Le contromisure previste dallo strumento anti-coercizione dell’Unione europea possono riguardare beni, servizi, investimenti, appalti pubblici, proprietà intellettuale, oltre a regole sanitarie o ambientali. Ogni intervento deve rispondere all’interesse dell’Unione, tenendo conto dell’efficacia, dell’impatto economico, della coerenza con le altre politiche europee e della semplicità amministrativa. Il regolamento prevede anche la possibilità di richiedere riparazioni al Paese ritenuto responsabile della coercizione, su proposta della Commissione e decisione del Consiglio.
L’iter decisionale è articolato. Spetta al Consiglio stabilire se esista un caso di coercizione, sulla base di una proposta della Commissione. Le misure vengono poi adottate dall’esecutivo Ue con il supporto degli Stati membri. Imprese e altri soggetti interessati possono fornire informazioni e suggerire contromisure, in un contesto di riservatezza. Le tempistiche non sono brevi: quattro mesi per l’analisi della Commissione, tra otto e dieci settimane per la decisione del Consiglio e fino a sei mesi per valutare l’adozione delle contromisure, secondo quanto indicato nei materiali ufficiali della Commissione.
L’Aci non è pensato per colpire un Paese specifico ed è dichiaratamente in linea con il diritto internazionale. Non sostituisce né interferisce con il sistema di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione mondiale del commercio, che non disciplina in modo diretto le pratiche di coercizione economica e il cui organo d’appello è inattivo a causa della mancata conferma di un giudice da parte degli Stati Uniti. È però prevista la possibilità di cooperazione internazionale, in particolare nell’ambito della piattaforma G7 contro la coercizione economica, lanciata a Hiroshima nel 2023.
La genesi dello strumento è legata alla crisi diplomatica tra Cina e Lituania del 2021. Dopo l’apertura a Vilnius di un ufficio di rappresentanza di Taiwan con la dicitura “Taiwan” anziché “Taipei”, Pechino reagì declassando i rapporti diplomatici e adottando una serie di misure economiche: ostacoli alle esportazioni lituane, rimozione del Paese dal sistema doganale cinese, divieti di importazione su diversi prodotti, sospensione dei servizi ferroviari per il trasporto merci e pressioni su aziende multinazionali affinché evitassero componenti lituani. Un precedente che ha contribuito in modo determinante alla nascita dello strumento anti-coercizione dell’Unione europea.
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(con fonte AdnKronos)
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