La foresta pluviale sta scomparendo
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Avete presente quanto è grande una campo da calcio? Ora pensate a 10 campi da calcio idealmente posizionati uno di fianco all’altro. Anche senza fare tanti calcoli si tratta di una superficie piuttosto estesa. Ecco, quella è su per giù l’estensione di foresta pluviale che in media scompare ogni minuto dalla faccia della Terra. Non per nulla, solo nel 2023 la foresta pluviale, che ricordiamo rappresenta un fondamentale polmone verde per l’intero Pianeta, si è ridotta di circa 37 mila chilometri quadrati, all’incirca la superficie di tutta la Svizzera. Sono questi alcuni dei dati allarmanti pubblicati dal World Resource Institute (WRI) con il supporto dell’Università del Maryland. In particolare, la superficie complessiva della foresta amazzonica brasiliana è diminuita del 36% e quella che ricopre la Colombia si è ridotta del 49%. A livello Globale, però i dati rispetto al 2022 sono leggermente in calo proprio nei due Paesi sudamericani, mentre risulta in deciso aumento la deforestazione in Bolivia, Nicaragua e Laos. Non di meno, forti diminuzioni di superficie forestale si sono registrati in Canada, soprattutto a causa di estesi incendi che si sono manifestati a più riprese in quel territorio, causando una perdita di circa 8 milioni di ettari di alberi.
Cause della deforestazione
Secondo i ricercatori le cause principali sono la costante massiccia richiesta di terreni per l’agricoltura e per gli allevamenti intensivi. Una trasformazione del suolo che ha un impatto notevole sull’emissione di gas serra, quindi sul cambiamento climatico, oltre che sulla riduzione o perdita della biodiversità particolarmente evidente in un ambiente ricco di vita come la foresta pluviale. Diversi esponenti della comunità scientifica sono ormai concordi nell’affermare che la conservazione della foresta pluviale sia fondamentale per cercare di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C come stabilito dagli Accordi di Parigi. La deforestazione è stata anche uno dei temi centrali della recente Cop28 a Dubai durante la quale i Governi hanno concordato la necessità di arrestare la perdita e il degrado delle foreste. Ora si tratta di capire se tale impegno si possa tradurre in azioni concrete per invertire tale tendenza. Se da una parte fanno ben sperare i segnali positivi di Paesi come Brasile e Colombia che hanno ridotto, seppur parzialmente, la percentuale di cancellazione della foresta pluviale sul proprio territorio, dall’altra appare evidente che si debba fare molto di più a livello globale, specie considerando che in altri Paesi la deforestazione ha invece accelerato nell’ultimo anno.
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(AdnKronos)
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