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Gli stereotipi di genere non saranno più un problema, o quasi. Almeno nei buoni propositi c’è quello di annientare questa “piaga” sociale che colpisce l’Italia e diversi paesi dell’Unione europea. L’idea di lavorare su un kit didattico per le scuole, quindi, è nato dalla distribuzione del cortometraggio sugli stereotipi di genere ‘Mi piace Spiderman… e allora?’: un’avventura partita ancora prima dalle pagine di un libro (di Giorgia Vezzoli, edito da Settenove), per poi passare, con la produzione a DNArt The Movie, sugli schermi dei cinema ed essere proiettata in oltre 50 festival internazionali ed eventi sul territorio.

In tutte queste occasioni anche lo sguardo di Cloe, la protagonista, ha messo in luce un superpotere: quello di riuscire smascherare gli stereotipi di genere e farli apparire per quello che sono (“Davvero stupidi!”).

La tematica degli stereotipi di genere assume sempre più importanza nelle scuole e sono proprio i docenti a necessitare di strumenti semplici e intuitivi tramite i quali istruire i giovanissimi in merito alla parità di genere.

“Grazie anche al bando Cerv della Commissione Europea (Citizens, Equality, Rights and Value – A call to promote gender equality) abbiamo deciso – scrivono Federico Micali e Serena Mannelli, curatori del progetto -, insieme a DNArt, di distribuire il cortometraggio sul web in un modo nuovo, rendendolo il punto di partenza di un progetto più ampio e profondo, rivolto ai/alle docenti della scuola primaria e della secondaria di primo grado (ma in generale anche a chi vuole approfondire il tema degli stereotipi di genere). Il linguaggio diretto del cortometraggio rimane il punto di partenza e l’elemento più immediato per favorire l’accesso al tema degli stereotipi di genere: la sua fruizione in classe può essere accompagnata anche da materiali ulteriori che ne possono ad ampliare la visione (il backstage, le note di regia, vari contributi e interviste)”.

Diviso in diverse sezioni, il progetto passa tramite una piattaforma digitale (stereotipidigenere.eu), così organizzata:

In questo meccanismo, l’insegnante ricopre un ruolo di primordine: sgombrare il campo da atteggiamenti competitivi e favorire dialogo e cooperazione. Comunicazione verbale e non sono gli oggetti di studio da parte dei docenti e la scuola il luogo privilegiato in cui ci si allena affinché l’obiettivo comune venga raggiunto.

“Spesso i pregiudizi legati agli stereotipi di genere – continuano i curatori del progetto – sono inconsci e le attività inserite nelle schede didattiche si propongono di renderli manifesti, di svelarli per poterli combattere e superare; propongono un allenamento al pensiero critico e alla discussione come risoluzione di criticità e conflitti. Il corpo docente ha la responsabilità di rendere visibili le implicazioni di taluni messaggi che possono arrivare da contesti extrascolastici e che possono minare lo sviluppo sereno degli studenti e delle studentesse”.

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(AdnKronos)

 

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