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Le quotazioni del gas e dell’energia elettrica fanno alzare le bollette e spingono i prezzi, producendo inflazione. La carenza di materie prime, un problema che la guerra in Ucraina ha reso ormai cronico, contribuisce facendo la sua parte. E il costo dei trasporti fa il resto. C’è però una quota variabile di speculazione che cerca di allargare i margini, lungo la filiera della produzione e distribuzione di beni e servizi, a spese del consumatore finale.

Succede a più livelli, con una costante che ricorre. A ogni passaggio, dall’origine al negozio quando si parla di prodotti e nel processo di formazione del prezzo quando si parla di energia e di carburanti, c’è il tentativo di difendere una quota di guadagno. E’ la speculazione che agisce sui mercati, con gli investimenti e le scommesse sulle quotazioni, e anche nella contrattazione tra le parti, quando si tratta di vendere e acquistare.

In condizioni normali il mercato, al netto delle distorsioni fisiologiche, riesce ad autoregolamentarsi secondo la classica legge della domanda e dell’offerta. Quando, come in questa fase, ci sono fattori esterni che prevalgono si rendono necessari interventi di correzione, come quelli predisposti dal governo con i sostegni a imprese e famiglie del decreto Aiuti e del decreto Aiuti bis.

I problemi, sostanziali, sono due. Primo, le risorse non sono infinite e il sostegno va continuamente finanziato. E’ evidente in questo senso il problema che deve fronteggiare il governo Draghi. Se non si vuole finanziare i provvedimenti in deficit, producendo nuovo debito pubblico, vanno individuate coperture certe. I proventi della tassa sugli extra profitti, che non arrivano a causa della scelta di molte aziende di opporsi con i ricorsi, sono un esempio significativo. Quelle risorse sarebbero servite, oggi, per allungare e ampliare le azioni di sostegno. Se mancano, e anche in questo caso non è azzardato parlare di speculazione, è necessario trovare una forma di finanziamento alternativa. Secondo, qualsiasi forma di sostegno e di incentivo funziona quando viene effettivamente trasmesso al prezzo finale. E questo non sta avvenendo sempre. Anzi, in alcuni casi i rincari sono del tutto ingiustificati e si configurano come vere e proprie truffe ai danni del consumatore.

Tutti gli operatori, le aziende, i ristoratori e i commercianti che cercano di lasciare un margine tra l’effettivo aumento dei costi di produzione, o di lavorazione, e il prezzo finale fanno speculazione. Si somma in tante transazioni diverse e produce quegli eccessi che le associazioni dei consumatori denunciano costantemente.

Una cosa sono le difficoltà oggettive di centinaia di imprese, grandi e piccole, che non riescono a fronteggiare il simultaneo aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, che vanno aiutate e sostenute. Altra cosa sono i tentativi, più o meno strutturati, di approfittare della situazione. E’ la speculazione che produce danni e che va limitata con i controlli e, quando necessario, con le sanzioni.

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