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L’economia circolare convince sempre più cittadini, informati, attenti al tema e consapevoli dei benefici ad essa collegati a partire dal tema occupazione. Lo rivelano i dati del nuovo sondaggio Ipsos dal titolo ‘L’Italia e l’economia circolare’ a cura di Conou, Legambiente, Editoriale Nuova Ecologia presentato oggi nella prima giornata della IX edizione dell’Ecoforum, la Conferenza nazionale dell’economia circolare, organizzata il 5 e il 6 luglio a Roma a Palazzo Falletti, da Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, in collaborazione con Conai e Conou e con il patrocinio del ministero della Transizione ecologica e della Regione Lazio.

Secondo lo studio, in un contesto dominato da incertezze economiche, sanitarie e geopolitiche, quasi il 70% dei cittadini intervistati ritiene che lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia da fonti rinnovabili possono contrastare l’aumento delle bollette. Positivo anche il giudizio sui green jobs, i lavori collegati alla sostenibilità, per il 48% degli intervistati aumenteranno in futuro. I cittadini hanno poi le idee chiare anche su dove dovrebbero concentrarsi gli investimenti per aumentare la circolarità: i conoscitori (il 41%) mettono nelle prime 5 posizioni alcune azioni particolarmente drastiche come la chiusura di impianti a rischio e delle aziende inquinanti. E sulla pandemia, il 71% delle persone concorda sul fatto che la ripresa post-pandemia è un momento unico per costruire società più resistenti agli shock futuri.

“L’economia circolare – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è un settore cruciale per il Paese, in grado di creare investimenti, occupazione, economia sul territorio, e generare importanti benefici all’ambiente. Per questo è fondamentale che l’Italia acceleri il passo in questa direzione iniziando da quelle opere che servono per farla decollare. Il primo cantiere da avviare riguarda quello della rete impiantistica su cui oggi si registra una forte disparità tra il nord, dove è concentrata la maggioranza degli impianti, e il centro sud dove sono carenti. Per avvicinarsi all’obiettivo rifiuti zero a smaltimento servono mille nuove impianti di riciclo per rendere autosufficiente ogni provincia italiana, coinvolgendo nella fase autorizzativa i cittadini, le attività produttive e le istituzioni locali attraverso una fase di dibattito pubblico. E poi bisogna lavorare al meglio sull’ottimizzazione dei sistemi di raccolta, sui progetti faro che servono al Paese, semplificando gli iter autorizzativi, e sull’innalzamento qualitativo dei controlli ambientali pubblici in tutto il Paese”.

“È un Paese strano il nostro: con imprese eccellenti nell’economia circolare e scelte politiche in quel campo non all’altezza della sfida. Ad esempio abbiamo il sistema di raccolta della frazione organica dei rifiuti più avanzato e facciamo invece ancora fatica a superare il Nimby e il Nimto che ostacola realizzazione dei biodigestori indispensabili per trattarlo e produrre biometano e compost. Potremmo e dovremmo emanare i decreti end of waste che consentirebbero il riutilizzo della materia e invece troppo spesso gli amministratori locali pensano di imboccare scorciatoie negative e ricorrere all’incenerimento sprecando risorse. Occorre cambiare marcia e sostenere davvero quella parte del mondo imprenditoriale, pubblico e privato, in grado di cogliere appieno la sfida dell’innovazione”, ha spiegato Francesco Ferrante Vicepresidente Kyoto Club.

“L’economia circolare come soluzione ai problemi economici e climatici è una delle risposte più efficaci, viepiù nel contesto attuale caratterizzato da crisi e incertezze – ha commentato Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale degli Oli Usati – Abbiamo bisogno di sostenere, favorendo la realizzazione di nuovi impianti di trattamento, l’innovazione tecnologica nei processi così come la semplificazione autorizzativa, tutte le iniziative che, ispirate alla circolarità, con la valorizzazione e il recupero dei rifiuti, possano contribuire al risparmio di risorse da un lato e alla salvaguardia dell’ambiente dall’altro. La realtà dei Consorzi di filiera, a partire dal Conou, dimostra ampiamente che la conversione al modello circolare non solo è possibile, ma è in grado di apportare benefici durevoli a vantaggio di tutti. Più rifiuti rigenereremo, meno rifiuti saranno dispersi nell’ambiente e meno CO2 produrremo. La posta in gioco è il nostro futuro e potremo farla nostra solo con il sostegno della cooperazione tra istituzioni, imprese e cittadini”.

(AdnKronos)

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