Alessia Pifferi torna in aula: la difesa chiede una nuova perizia psichiatrica
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Riprende il processo d’appello a Milano per la morte della piccola Diana. La corte deciderà se disporre una seconda valutazione sulla capacità di intendere e volere dell’imputata
Dopo il rinvio dello scorso 29 gennaio per un malanno dell’imputata, Alessia Pifferi è tornata oggi, lunedì 10 febbraio, davanti ai giudici della Corte d’Appello di Milano. La donna, condannata all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della figlia Diana, abbandonata a morire di stenti nell’estate del 2022, affronta una nuova tappa del processo, con la difesa che insiste per una seconda perizia psichiatrica.
L’udienza di oggi non sarà decisiva: la corte dovrà stabilire se accogliere la richiesta dell’avvocata Alessia Pontenani, che sostiene l’incapacità di intendere e volere della sua assistita, o se proseguire direttamente con la discussione e la sentenza. Se la richiesta della difesa venisse accolta, si tratterebbe di un primo successo per la linea che punta a dimostrare una fragilità psichica della Pifferi, in contrasto con quanto emerso dalla prima perizia.
La vicenda della piccola Diana risale al luglio 2022. Alessia Pifferi lasciò la figlia di soli 18 mesi da sola nella loro abitazione di via Parea, a Milano, con due biberon e due bottigliette d’acqua, mentre trascorreva il weekend con il compagno. Per sei giorni nessuno si accorse dell’assenza della bambina, fino al tragico ritrovamento: Diana era morta per disidratazione.
Nella sentenza di primo grado, i giudici hanno escluso ogni attenuante, sottolineando come la donna fosse mossa da un “futile ed egoistico movente di ricercare spazi di autonomia”, ignorando il dovere di accudimento della figlia. Ora la Corte d’Appello dovrà decidere se riaprire il dibattito sulla sua capacità di intendere e di volere, o se confermare la condanna già inflitta.
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(con fonte AdnKronos)
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