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“L’agricoltura rigenerativa in futuro sarà determinante per cambiare i trend e per poterli orientare allo sviluppo sostenibile. Per perseguire efficacemente questa tendenza è però importante che ci sia la capacità di coinvolgimento di tanti attori della filiera, dai consumatori ai produttori, ai distributori. Attori che insieme devono dare un contributo fondamentale se si vogliono orientare le scelte strategiche complessive del sistema verso l’agricoltura rigenerativa”. Fabio Iraldo, professore di Management ambientale della Scuola Sant’Anna di Pisa, commenta così i benefici dell’agricoltura rigenerativa, il progetto italiano di Knorr, partito nel 2022, che punta a migliorare la qualità dell’acqua, a ridurre le emissioni di gas serra e ad aumentare la biodiversità.

L’iniziativa italiana si sviluppa nelle risaie in provincia di Pavia, dove Knorr sta cominciando a implementare i principi chiave di questa metodologia in alcune cascine. I benefici di queste pratiche saranno molteplici. “Comportano un minore impatto sui suoli e quindi sugli ecosistemi su cui vengono praticate, garantendo la possibilità di produrre cibo necessario a soddisfare le esigenze di una porzione crescente della collettività – spiega l’esperto – C’è anche un beneficio di carattere più generale sull’ecosistema globale, basti pensare che queste pratiche hanno la capacità di ridurre molto la carbon footprint dei prodotti e delle filiere alimentari, perché adottano metodi che di fatto sostituiscono l’impiego, per esempio, di fonti fossili. E il beneficio si estende evidentemente anche ad altri impatti ambientali che sono in realtà per l’agricoltura molto significativi”.

Pur considerando l’adozione crescente di pratiche di agricoltura rigenerativa le sfide da affrontare non mancano. “Per poter sviluppare definitivamente questo tipo di pratica e far sì che contribuisca decisamente ai percorsi di sviluppo sostenibile, è necessario il coinvolgimento delle giovani generazioni -spiega Iraldo – A loro è destinato un ruolo da protagonisti nell’immediato futuro delle scelte alimentari della popolazione, delle scelte che vengono fatte sui prodotti che si consumano a tavola. Dipende quindi da loro la possibilità di cambiare effettivamente il trend e di migliorare le condizioni attuali”.

Una ricerca di Ipsos per Knorr ha restituito dati interessanti sulla posizione dei giovani a riguardo. La GenZ si rivela predisposta e sensibile al tema della sostenibilità. “La maggioranza del campione di giovani intervistati dichiara di essere disposto ad operare scelte per poter contribuire al miglioramento della qualità degli ecosistemi e dell’ambiente – sottolinea il professore – e il 69% di essi dichiara esplicitamente di preferire cibi derivanti da agricoltura rigenerativa piuttosto che cibi non rigeneranti, cioè tradizionali. Mentre il 66% si dichiara addirittura disposto ad acquistarli se questi prodotti fossero effettivamente disponibili sul mercato. E proprio da queste risposte si capisce qual è la duplice sfida per il futuro: da un lato lavorare per potenziare la sensibilità e la consapevolezza delle giovani generazioni affinché si possa tradurre anche in comportamenti concreti d’acquisto in grado di cambiare i trend di consumo. E dall’altra parte, però, lavorare anche sul fronte della produzione per poter rendere sempre più disponibili sul mercato queste opzioni e quindi far sì che le giovani generazioni possano effettivamente dare un contributo attivo e consapevole nella stessa direzione”.

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(AdnKronos)

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