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Sono sicuri e sempre più accessibili, in virtù delle numerose offerte last minute, e permettono di scoprire posti nuovi e culture differenti.

I viaggi in aereo, però, presentano anche un “rovescio della medaglia”, specie se molto lunghi, come quelli intercontinentali, perché possono provocare una serie di disturbi che, sebbene temporanei, sono tutt’altro che piacevoli.

Ci si riferisce al jet lag, o sindrome da fuso orario (disritmia), da attribuire appunto alla variazione del fuso orario stesso, che costringe il proprio organismo ad adattarsi troppo rapidamente ai ritmi di luce/buio e riposo/attività del luogo di destinazione. Alterando, dunque, il normale ritmo circadiano, ossia quella sorta di orologio biologico di 24 ore che sincronizza vari aspetti delle funzioni vitali (come ad esempio il sonno/veglia) appunto con l’alternanza di luminosità/oscurità dell’ambiente esterno.

Una situazione, questa, che per fortuna può essere contrastata e superata. Con opportuni “accorgimenti” e con l’assunzione della melatonina sotto forma di integratore.

Un buon suggerimento, in merito in particolare al secondo punto, è quello di visitare il sito https://www.dulacfarmaceutici.com/it/integratori-per-dormire/ e scoprire i benefici di questo regolatore del ciclo sonno-veglia. Ma andiamo con ordine.

Sintomatologia e fattori di rischio

L’intensità del jet lag è strettamente connessa al numero di fusi orari previsti dal viaggio, e qualora essi siano 6 – o di più – il proprio organismo necessiterà di alcuni giorni per riequilibrarsi.

Sono soprattutto gli spostamenti verso Est ad essere meno tollerati, probabilmente perché l’organismo stesso tende ad adeguarsi con maggiore facilità ad un giorno che si allunga (in un viaggio verso Ovest) piuttosto che ad uno che si abbrevia (verso Est). Trovando dunque “preferibile” posticipare l’ora del sonno, e non anticiparla.

Nella sindrome da fuso orario, tuttavia, intervengono anche altri fattori, quali l’età – che, se avanzata, si profila come un maggiore fattore di rischio – e  la consueta durata media del riposo notturno, nonché il cosiddetto cronotipo, cioè la personale predisposizione individuale ad essere serotino (“gufo”) o mattiniero (“allodola”).

Ma quali sono i sintomi del jet lag? Variabili a livello soggettivo, essi sono rappresentati da disturbi del sonno (insonnia, risveglio anticipato al mattino o eccessiva sonnolenza diurna), mal di testa e difficoltà di concentrazione, come pure da inappetenza, problemi digestivi, e senso generale di stanchezza.

Prevenzione e rimedi

Determinate misure preventive, adottate sia prima della partenza, che durante il viaggio, che una volta giunti sul posto, aiutano a limitare gli effetti della sindrome da fuso orario.

Così, nei giorni precedenti il viaggio, sarà bene non affaticarsi e riposare regolarmente, mentre bisognerà “bilanciare” i propri ritmi di esposizione alla luce a seconda del luogo di destinazione.

Se si viaggia verso Est, si anticiperà l’ora del sonno alcune sere prima della partenza, evitando di esporsi alla luce dopo il tramonto. Se si viaggia verso Ovest, invece, ci si coricherà un’ora più tardi per qualche sera precedente la partenza, proteggendosi dalla luce al mattino.

Anche l’alimentazione, e un’appropriata idratazione sia durante che dopo il volo, saranno importanti.

Ed un rimedio ottimale sarà poi costituito dalla precitata melatonina sotto forma di integratore. In gocce o compresse, a seconda delle personali esigenze.

Ormone prodotto dalla ghiandola pineale, la melatonina vede la sua produzione stimolata dal buio ed inibita dalla luce, raggiungendo il massimo picco durante le ore notturne. Essa pertanto regola le fasi di sonno e di veglia dell’organismo, mostrandosi estremamente utile nel contrastare e ridurre gli effetti del jet lag e dei continui cambi di fusi orari. Proprio perché è di ausilio nella stabilizzazione del proprio orologio biologico. E senza creare assuefazione o dipendenza.

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