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Danni duraturi all’olfatto e al gusto per almeno 27 milioni di pazienti Covid nel mondo. E le donne sono fra le più colpite da quello che, in particolare a inizio pandemia, spiccò come un sintomo caratteristico dell’infezione da coronavirus Sars-CoV-2. A suggerire un impatto così elevato di problemi a lungo termine ai due sensi è una ricerca pubblicata sul ‘British Medical Journal’, guidata da esperti della National University of Singapore, secondo cui circa il 5% degli adulti può sviluppare cambiamenti nell’olfatto o nel gusto dopo l’infezione Covid. Con oltre 550 milioni di casi confermati fino ad oggi, calcolano quindi gli scienziati, ciò significa che potrebbero essere almeno 15 milioni e 12 milioni i pazienti a sperimentare rispettivamente carenze di lunga durata per quanto riguarda un senso o l’altro. Spicca il caso di una paziente con cui i ricercatori hanno parlato, che ha riferito di dover ancora recuperare il suo senso dell’olfatto, anche se sono trascorsi più di 27 mesi dall’infezione, oltre due anni.

Dato il riflesso che questo disturbo può avere sulla qualità della vita e sulla salute generale, è un fattore che potrebbe contribuire ad aggravare il crescente carico del Long Covid, avvertono gli esperti. Il cambiamento nell’olfatto e nel gusto è comune nei pazienti Covid: il 40-50% in media riporta questi sintomi a livello globale. Ma poco si sa sul decorso clinico da questo punto di vista o su quanti sviluppano problemi persistenti. Un team internazionale di ricercatori ha esaminato i database di studi su adulti con cambiamenti dell’olfatto o del gusto correlati a Covid-19 e di studi che hanno descritto i fattori associati a questi cambiamenti e il tempo di recupero. In tutto, 18 studi osservazionali che hanno coinvolto 3.699 pazienti hanno soddisfatto i criteri. Quattro degli studi sono stati condotti in ambito comunitario e 14 ospedaliero.

Utilizzando una tecnica matematica per stimare i tassi di recupero dell’olfatto e del gusto auto-riferiti e identificare i fattori chiave associati alla durata e alla probabilità di guarigione, i ricercatori hanno scoperto che la perdita dell’olfatto può persistere nel 5,6% dei pazienti, mentre il 4,4% potrebbe non recuperare il senso del gusto. A 30 giorni dall’infezione iniziale, solo il 74% dei pazienti ha riferito di aver recuperato l’olfatto e il 79% dei pazienti ha riportato di aver recuperato il gusto. I tassi di recupero aumentavano col passare dei mesi, raggiungendo un picco del 96% per l’olfatto e del 98% per il gusto dopo 6 mesi.

Le donne avevano meno probabilità di ripresa rispetto agli uomini, mentre i pazienti con una maggiore gravità iniziale della perdita dell’olfatto e quelli con congestione nasale avevano meno probabilità di recupero. Gli autori notano che la variante virale di Sars-CoV-2 non è stata segnalata in associazione con il recupero dell’olfatto o del gusto, e riconoscono dei limiti nella loro analisi. Ad esempio, gli studi inclusi variano in termini di qualità e si basavano sull’autovalutazione, che secondo loro “potrebbe sopravvalutare il recupero, suggerendo che il vero carico della disfunzione olfattiva è ancora maggiore”.

In conclusione, i ricercatori affermano che, mentre la maggior parte dei pazienti dovrebbe recuperare l’olfatto o il gusto entro i primi tre mesi, “un gruppo importante potrebbe sviluppare una disfunzione di lunga durata che richiede un’identificazione tempestiva, un trattamento personalizzato e un follow-up a lungo termine”. E questo potrebbe avere una rilevanza per i medici di famiglia e gli otorinolaringoiatri che si occupano di loro, concludono gli autori. “I sistemi sanitari sono impreparati alla portata della sfida”, avvertono in un editoriale collegato tre specialisti di centri italiani: Paolo Boscolo-Rizzo dell’università di Trieste, Jerry Polesel del Cro di Aviano e Luigi Vaira dell’università di Sassari. A loro avviso i responsabili sanitari, i politici e i finanziatori della ricerca “dovrebbero rendersi conto della straordinaria importanza di una buona funzione chemosensoriale per il benessere, allocare risorse adeguate per supportare la ricerca e sostenere gli specialisti di fronte a un numero eccezionale di pazienti con disfunzioni dell’olfatto e del gusto”.

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