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Al via lunedì i negoziati delle Nazioni Unite sulla Biodiversità. Rappresentano il terzo round di colloqui per un nuovo accordo globale sulla biodiversità. I colloqui si svolgono nell’ambito della Convenzione sulla Diversità Biologica (Cbd) ed è previsto che il piano finale venga adottato ad ottobre 2021 alla 15esima Conferenza delle Parti della Cbd a Kunming, in Cina. Si prevede che la fine dei negoziati e l’adozione degli accordi sia rimandata a quando saranno possibili le riunioni in presenza, auspicabilmente entro il 2022.

Fermare e invertire la perdita di natura entro il 2030 non è mai stato così urgente. Le conseguenze dell’inazione? Più della metà del Pil mondiale, 44mila miliardi di dollari, dipende in qualche modo dalla natura. Il cambiamento ambientale globale mette a rischio quasi 10.000 miliardi di dollari entro il 2050 e potrebbe provocare un aumento dei prezzi su larga scala per le principali materie prime come, tra le altre, il legno e il cotone. Per esempio, la deforestazione delle foreste tropicali rischia di alterare significativamente il ciclo delle piogge, aumentando drasticamente la scarsità d’acqua nelle regioni colpite. Allo stesso modo, la distruzione delle barriere coralline (per esempio, attraverso la pesca a strascico e il riscaldamento degli oceani) mette a rischio habitat cruciali per la rigenerazione degli stock ittici globali.

“I prossimi negoziati offrono l’opportunità ai leader mondiali (89 dei quali, tra cui l’Italia, hanno approvato il Leaders’ Pledge for Nature che si impegna a invertire la perdita di biodiversità entro il 2030) di fare un passo avanti e mantenere i loro impegni, incaricando i loro negoziatori di assicurare un risultato veramente trasformativo – dice Lin Li, direttore politica globale e advocacy del Wwf Internazionale – La bozza su cui si sta lavorando contiene molti degli elementi necessari per un accordo di successo a favore della natura, ma non riesce ad affrontare adeguatamente gli aspetti più rilevanti della perdita di biodiversità, soprattutto quelli derivanti dai nostri sistemi alimentari distruttivi. Le misure di conservazione da sole non ci daranno un mondo nature-positive”.

Per questo il Wwf chiede ai Paesi di compiere un passo decisivo dimezzando l’impronta della produzione e del consumo entro il 2030 e garantendo in questo modo un futuro in cui si limiti a contenere i danni alla natura, ma che la salvaguardi attivamente e ne migliori lo stato per le generazioni future.

Oltre a chiedere un passo decisivo per dimezzare l’impronta della produzione e del consumo entro il 2030, il Wwf sta chiedendo ai Paesi di aumentare drasticamente le loro ambizioni e nel perseguire l’obiettivo di un’inversione della perdita di biodiversità in modo da garantire un mondo nature-positive nel prossimo decennio.

Il Wwf accoglie con favore l’inclusione di un obiettivo di tutela del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030, presente nell’attuale bozza di testo del nuovo accordo globale sulla biodiversità, che deve essere affiancato da un approccio che rispetti e garantisca i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali, ma nel contempo chiede ai negoziatori di porre l’accento sul rafforzamento significativo dei meccanismi di attuazione contenuti nella bozza di accordo, affinché questo. una volta adottato, sia veramente efficace.

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