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Spallanzani: Ippolito, “Nessun vaccino sicuro al 100%, ma senza centinaia di morti al giorno”




“Nessun vaccino è sicuro al 100%”. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, parte da questa premessa per sottolineare, in un’intervista al ‘Corriere della sera’, che “è invece sicuro al 100% che senza il vaccino continueranno a morire centinaia di persone al giorno”.

“Nessun medicinale è esente da rischi – ribadisce Ippolito – e gli anti Covid-19 non fanno eccezione. Vaccini ultra sicuri e ampiamente utilizzati da decenni hanno anch’essi una percentuale di eventi avversi. Quando proteggiamo i nostri bambini contro il morbillo li esponiamo al rischio – uno su un milione – di sviluppare una complicanza encefalitica acuta. Ma se non li vaccinassimo il rischio sarebbe 500 volte superiore”. E per il Covid? “L’Università di Cambridge ha elaborato un modello matematico che stima qual è il rischio di severi eventi avversi dovuti alla vaccinazione e quale il rischio di finire in terapia intensiva per Covid-19 non vaccinandosi. Ebbene, per una incidenza simile a quella attuale in Italia (200 casi per 100.000 abitanti a settimana), il rischio no-vax è sette volte maggiore al rischio vax per i 20-29enni, 30 volte maggiore per i 30-39enni, 100 volte maggiore per i 40-49enni, 240 volte maggiore per i 50-59enni, 640 volte maggiore per i 60-69enni”.

“La posizione del governo italiano” sul vaccino AstraZeneca, raccomandato per gli ‘over 60’, “in linea con quella di altri grandi Paesi dell’Unione europea come Francia e Germania, è stata ispirata al principio della massima precauzione. Questi rari eventi trombotici associati a bassi livelli di piastrine – chiarisce Ippolito – si sono verificati soprattutto in persone al di sotto dei 6o anni, per lo più di sesso femminile: da qui la raccomandazione per un uso preferenziale sopra i 6o anni. Nei soggetti anziani la valutazione tra benefici e rischi è assolutamente maggiore considerando il rischio di sviluppare una malattia grave, la necessità di terapia intensiva e del rischio di morte”.

(AdnKronos)

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