Formica: “In scena, dramma sistema politico denunciato da Cossiga nel ’91”
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“Nessuna forza in Parlamento ha interesse a mettersi di traverso in questa fase, significherebbe andare contro il Paese”. Se Draghi ce la farà, anche i Cinquestelle “troveranno il modo di digerirlo. Stiamo parlando di un partito con una rappresentanza del tutto abusiva. Non hanno più quel 32 per cento che li ha portati in Parlamento, se arrivano al 15 è già grasso che cola”. Lo dice in un’intervista a Repubblica Rino Formica, socialista e più volte ministro, ricordando che Draghi fu nominato direttore generale del Tesoro, “quando io ero ministro delle Finanze nel governo Andreotti del 1990. Lo scelse Guido Carli. Se può durare, dipende per quanto tempo durerà lo stato di necessità che i partiti hanno l’obbligo di sostenere per fare fronte alla pandemia e al Recovery. Ce la farà fino al 3 agosto, quando scoccherà il semestre bianco. Il Presidente della Repubblica non potrà più sciogliere le Camere e la vita di Draghi diventerà impossibile”.
Perché Mattarella ha scelto proprio lui? “È il garante della nostra credibilità internazionale – risponde Formica – Lei ne vede altri in giro? Io no. La nostra crisi interna rischiava d’infettare anche gli altri Paesi. Le sorgenti del ribellismo e delle disgregazioni populiste si annidano ovunque. Draghi rassicura, e offre garanzie sull’uso dei fondi”. “Un ministero pesante a Conte? “No -afferma – lascerei fuori i protagonisti dei veleni, i sacerdoti del salvo intese. E Renzi resta un guastatore. A scopone è l’uomo dello spariglio, non potrebbe mai dare le carte, alla lunga non costruisce nulla, perché la sua passione per la demolizione prevale. Ha voluto pure Conte e poi l’ha fatto cadere”.
“Il Pd era convinto di assorbire i populisti – prosegue Formica – ma era un errore figlio della vecchia spocchia dei comunisti e della sinistra dc. I democristiani erano convinti che la Balena bianca avrebbe ingoiato tutto, invece i grillini li hanno contaminati portandoli in un luogo deserto”. Draghi è come Monti? “Per niente -risponde Formica – Monti è un professore che conosce solo i libri che ha studiato, e il libro che ha scritto. Draghi la dottrina, ma anche la pratica. Quello che ha fatto alla Bce è stata raffinatissima politica. Per Monti il debito è sempre un male, Draghi invece distingue tra debito buono e cattivo”. Quello che nascerà è un governo di tregua istituzionale”. Nell’ultimo mese “è andato in scena un dramma interno al sistema politico che Cossiga aveva già lucidamente denunciato nel messaggio alle Camere del giugno 1991”. I problemi di 30 anni fa “sono ancora tutti sul tappeto. Si è cercato di cambiare le leggi elettorali e di avvicendare i partiti e i leader, ma si sono ignorate le ragioni interne della crisi. Siamo eternamente nelle mani degli ascari, come ai tempi di Giolitti: almeno quelli erano più dignitosi dei responsabili che avrebbero dovuto salvare Conte”.
(AdnKronos)
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