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Gli Stati Uniti sono ormai vicinissimi a essere parte del conflitto in Ucraina, ”c’è solo una linea sottilissima” che li separa. Lo ha dichiarato il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, mettendo in guardia Washington dal compiere ”azioni provocatorie, come la fornitura di armi più aggressive e di maggiore gittata” all’esercito ucraino. ”C’è una linea molto sottile che separa gli Stati Uniti dal diventare parte attiva nel conflitto in Ucraina”, ha detto.

Continua intanto la missione degli ispettori Aiea nella centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha oggi avvertito che le provocazioni delle Forze armate ucraine alla centrale costituiscono una “vera minaccia” di catastrofe nucleare in Europa, per la quale ha avvertito che “tutta la responsabilità” ricadrà su kiev in caso di un possibile incidente. Shoigu ha evidenziato che, nonostante l’arrivo allo stabilimento della missione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), composta da 14 membri, le forze ucraine hanno bombardato sia il luogo che il percorso dei membri dell’agenzia delle Nazioni Unite.

Allo stesso modo, ha precisato che il silenzio di Stati Uniti e Unione Europea sulla situazione intorno all’impianto incoraggia le “provocazioni” di Kiev. “Ci auguriamo che i risultati oggettivi delle attività della missione dell’Aiea attirino l’attenzione della comunità mondiale”, ha detto ancora, aggiungendo che la Russia “non ha armi pesanti” nel territorio dello stabilimento di Zaporizhia e nelle aree circostanti: “Spero che la commissione dell’Aiea se ne sia convinta”.

“Da metà luglio – ha proseguito – le forze armate ucraine, utilizzando armi occidentali, hanno regolarmente attaccato le infrastrutture della centrale nucleare. Dal 18 luglio sono stati registrati 29 attacchi, sono stati sparati 120 proiettili di artiglieria e utilizzati 16 droni kamikaze. Infine, il ministro della Difesa ha dichiarato all’agenzia Interfax che le autorità russe stanno facendo “tutto il necessario” per garantire la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Sul fronte della cronaca, secondo Kiev le forze russe avrebbero subito “perdite significative” nella regione meridionale di Kherson a seguito della controffensiva lanciata da Kiev all’inizio della settimana, mentre i successi ucraini sarebbero stati “abbastanza convincenti”. “Il nemico subisce perdite piuttosto significative, le perdite di uomini sono passate da decine a centinaia. Bruciano anche gli equipaggiamenti”, ha detto Natalia Humeniuk, portavoce del comando militare ucraino meridionale. Secondo Humeniuk, altre “notizie positive” seguiranno probabilmente “molto presto”. “Continuiamo a distruggere il nemico in termini di logistica, di capacità, di competenze. Esplodono i magazzini di munizioni, esplodono i pontoni”.

E un nuovo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina ha avuto luogo nella regione di Donetsk, che insieme a quella di Luhansk compone il Donbass. Lo hanno riferito le autorità ucraine, specificando che lo scambio ha coinvolto 14 militari ucraini e un numero imprecisato di russi. I soldati di Kiev rilasciati erano stati fatti prigionieri la scorsa primavera e appartenevano a due brigate motorizzate. Tra loro c’è un ufficiale e un medico. La parte russa non ha confermato la notizia.

Sono invece 100 i russi accusati o condannati per aver diffuso “notizie false” sulla guerra in Ucraina, un reato che può costare fino a 15 anni di carcere. A fare il conto, riferisce Moscow Times, è l’avvocato e difensore dei diritti umani Pavel Chikov. Al momento solo nove persone sono state condannate. Fra loro due hanno ricevuto pene detentive, due hanno ricevuto multe fino a 3 milioni di rubli (50mila dollari), due sono state inviate ai servizi sociali e altre due hanno beneficiato della sospensione della pena. La pena più pesante è stata comminata all’ex consigliere municipale di Mosca Alexei Gorinov, condannato a sette anni di carcere in luglio. Altre 28 persone sono in attesa di processo in carcere, fra cui i noti dissidenti Ilya Yashin e Vladimir Kara-Murza .

Il conteggio comprende 32 persone che sono fuggite dalla Russia, fra cui i giornalisti investigativi Andrei Soldatov e Ruslan Leviyev. Ben 55 degli accusati rischiano pene fra i cinque e i dieci anni, mentre altri 24 per un massimo di tre. Per la prima volta, questa settimana, fra i nuovi accusati compaiono dei soldati, Ilya Karpenko e Valery Kotovich. Secondo l’osservatorio OVd-Info, sono in tutto 200 i russi che dovranno affrontare un processo per diverse accuse legate alle proteste contro la guerra in Ucraina.

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