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Chernobyl, 35 anni fa l’incidente: Kiev vuole riconoscimento Unesco




Trentacinque anni fa, il 26 aprile del 1986, l’esplosione e l’incendio del quarto reattore della centrale nucleare, allora sovietica, di Chernobyl. Oggi il governo ucraino ha avviato le pratiche per la richiesta all’Unesco del riconoscimento del sito, da anni oramai diventato meta di turismo, come patrimonio dell’umanità.

Prima della pandemia e sull’onda del successo della serie “Chernobyl” prodotta da Hbo, nel 2019 i turisti che visitarono la centrale furono 120mila. Kiev vuole consolidare, ed estendere, questo interesse. Nella giornata di oggi, la Linea aerea internazionale ucraina organizza voli a bassa quota su Kiev e Chernobyl, che sarà così possibile ammirare “dalle angolazioni più inusuali”. Un volo per “approfondire la conoscenza su cause e conseguenze dell’incidente reso possibile anche grazie alla partnership con la società Chernobyl Tour”, guida turistica specializzata nel disastro. Costo, l’equivalente di di 87 euro.

Non sono in molti allora a voler ricordare le vittime della tragedia. Decine nelle ore immediatamente successive all’esplosione a causa della sindrome da radiazione acuta, migliaia in seguito, a causa delle patologie conseguenti all’esposizione a radiazioni. Un numero che è ancora oggetto di discussione.

In occasione di questo anniversario, sarà inaugurata, di fronte all’edificio in cui si trovavano gli uffici amministrativi della centrale, una statua dedicata ad Oleksandr Lelechenko, vice responsabile dei sistemi elettrici dell’impianto dal 1979, che nella notte fra il 25 e il 26 aprile di 35 anni fa, subito dopo l’esplosione, intervenne per pompare fuori manualmente dalla turbina bloccata liquido contaminato, lavorando con l’acqua radioattiva alle ginocchia. Con la sua azione, ha impedito che l’incendio di estendesse ad altre unità.

Dopo un primo ricovero a Pripyat, Leleshenko è tornato alla centrale. Ha ricevuto in un giorno radiazioni pari a 2.500 radiografie. E’ morto subito, a 47 anni. Onorificenze postume sia in Urss che in Ucraina. A Pripyat, all’1.36 di domattina, l’ora della prima esplosione, inizierà una lunga cerimonia, con una messa celebrata con rito ortodosso. La notizia di questi eventi è accompagnata, su un sito di notizie locale, alla pagina dedicata alla vendita di souvenir (copritelefono per i-phone con l’immagine dell’inesistente Vodka Chernobyl, 15 euro).

E’ stato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a ricordare le “centinaia di migliaia di persone colpite dalle radiazioni: circa 350mila sono state costrette a lasciare le loro case nelle aree maggiormente contaminate, con un impatto duraturo traumatico sulle loro vite. La loro sofferenza non deve essere dimenticata”.

“L’anniversario è una occasione per riconoscere gli sforzi effettuati per la ripresa dai governi di Bielorussia, Russia, Ucraina e del lavoro degli scienziati che hanno fornito analisi importanti usate per la pianificazione delle emergenze e la riduzione del rischio”, ha aggiunto Guterres, sottolineando che, grazie al contributo dell’Onu, il numero di piccole e medie imprese che operano nelle zone colpite direttamente dal disastro sono aumentate dalle 2mila, nel 2002, a 37mila oggi. La lezione appresa dal 1986 è servita per gestire l’emergenza di oggi, la pandemia, a partire dal riconoscimento che “i disastri non hanno frontiere”, ha assicurato.

L’intera Zona di esclusione che si estende per un raggio di trenta chilometri intorno alla centrale, a un centinaio di chilometri a nord di Kiev, dovrebbe essere inclusa, nelle intenzioni del governo, nel sito riconosciuto dall’Unesco. Insieme alla stazione radar costruita negli anni Settanta di Duga.

Con i suoi edifici vuoti, la città fantasma di Pripyat, dove un tempo vivevano in 50mila, la natura selvaggia che ha ripreso piede (quest’anno è stata segnalata la presenza anche di cavalli allo stato brado). Con le case di paesini di cui nessuno conosce il nome e che nessun turista visita, dove ogni anno gli ex abitanti, grazie a permessi speciali delle autorità ucraine, si recano per portare fiori sulle tombe dei loro parenti o ai piedi di monumenti eretti in epoca sovietica per gli eroi della grande guerra patriottica.

“Inserire la centrale e la zona che la circonda nell’elenco dei siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco è un primo e importante passo per rendere questo posto una destinazione di interesse per tutti davvero unica”, ha dichiarato il ministro della Cultura ucraino, Oleksandr Tkachenko.

(AdnKronos)

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