ESG, le aziende italiane sempre più attente al reporting
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Il barometro C-suite 2023 di Mazars, gruppo specializzato in servizi di audit, tax e advisory, ha rivelato un significativo ottimismo tra gli executive di 27 paesi tra cui l’Italia, pur riconoscendo le sfide dell’instabilità economica e delle tensioni geopolitiche.
In Italia, la tecnologia e la sostenibilità spiccano come priorità strategiche principali e i leader stanno investendo significativamente in queste aree.
Come evidenziano gli analisti, in tale scenario la sostenibilità rappresenta ormai un criterio guida nella definizione delle strategie aziendali delineate dai manager italiani, secondo cui la qualità dei dati è considerata la sfida più grande per le aziende quando producono il loro report ESG.
In particolare, il 78% delle imprese italiane redige il bilancio di sostenibilità, a fronte di una media globale che arriva al 65%, mentre il 58% è pronto a ottemperare alla normativa europea che prevede i nuovi requisiti di rendicontazione ESG, rispetto a una media globale che si ferma al 36%.
Le imprese italiane appaiono pronte alle sfide della sostenibilità: una strategia di sostenibilità nuova o aggiornata è al secondo posto nella lista delle priorità strategiche per i prossimi tre-cinque anni, secondo solo alla trasformazione dell’IT e della tecnologia aziendale.
Oltre due terzi dichiara di voler aumentare gli investimenti in iniziative di sostenibilità nel 2023. La maggior parte delle aziende produce un report di sostenibilità, ma ammette le difficoltà di garantire la qualità e la tracciabilità dei dati, mentre poco più di un terzo si sente totalmente pronto ad adempiere ai nuovi requisiti di reporting ESG.
Anche sui temi legati alla sostenibilità sociale, come diversity, inclusione e parità di genere, le aziende italiane si dimostrano all’avanguardia, sebbene ci sia ancora lavoro da fare su questo fronte. Il 48% dei C-level italiani (versus 33% della media globale) sostiene che l’uguaglianza di genere rientra fra le prime tre priorità della strategia aziendale ma solo nell’11% delle realtà italiane dal campione è donna più del 50% dei decisori aziendali strategici.
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(AdnKronos)
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