Riforma della giustizia al voto finale in Senato: separazione delle carriere
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Il ddl costituzionale sulla giustizia arriva oggi in Senato per la quarta e ultima lettura
Arriva nel pomeriggio di oggi, martedì 28 ottobre, in Senato per la quarta e ultima lettura il ddl costituzionale di riforma della giustizia, che ha come fulcro la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Il voto finale dell’Aula è previsto per giovedì mattina.
Il disegno di legge costituzionale n. 1353-B, intitolato “Ordinamento giurisdizionale e Corte disciplinare”, è già stato approvato in doppia deliberazione da Camera e Senato senza modifiche. Ora si attende l’approvazione definitiva con maggioranza assoluta dei componenti del Senato: in caso contrario, si aprirà la strada al referendum confermativo, che potrebbe tenersi nella primavera 2026.
Riforma della Giustizia: due Consigli superiori distinti per giudici e pm
Il provvedimento prevede la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti e la conseguente riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm), che verrà diviso in due organi distinti:
- Consiglio superiore della magistratura giudicante;
- Consiglio superiore della magistratura requirente.
Entrambi saranno presieduti dal presidente della Repubblica e comprenderanno di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri membri saranno sorteggiati per un terzo tra professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esercizio, e per i restanti due terzi rispettivamente tra magistrati giudicanti e requirenti. La durata in carica sarà di quattro anni, senza possibilità di immediata rielezione.
Nasce l’Alta Corte disciplinare
La riforma introduce inoltre l’Alta Corte disciplinare, alla quale viene attribuita la giurisdizione in materia di procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. L’organo sarà composto da quindici giudici, nominati o sorteggiati tra professori, avvocati e magistrati, e presieduto da una figura scelta tra i membri designati dal presidente della Repubblica o sorteggiati dal Parlamento.
Le sentenze dell’Alta Corte potranno essere impugnate davanti alla stessa Corte, che giudicherà però in una composizione diversa da quella del primo grado.
La riforma della giustizia rappresenta uno dei dossier più delicati dell’attuale legislatura, con la separazione delle carriere come punto politico centrale e potenziale tema di confronto referendario nei prossimi mesi.
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(con fonte AdnKronos)
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