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Il Parlamento europeo ha approvato la Nature Restoration Law, la proposta di regolamento che mira a prendere misure concrete per tutelare la superficie terrestre e marina.

Il voto è arrivato il 12 luglio, nel corso della riunione plenaria del Parlamento a Strasburgo dove la proposta ha ottenuto 336 sì, 300 no e 13 astensioni. L’organo europeo fornisce così la posizione ufficiale che assumerà nelle prossime settimane con Commissione e Consiglio europeo nei negoziati finali.

Decisivi per convincere alcuni europarlamentari contrari alla Nature Restoration Law sono stati gli emendamenti proposti in particolare da Renew Europe che hanno limato la proposta originale. Dopo queste modifiche, hanno cambiato orientamento di voto una ventina di deputati tra Renew Europe e Partito popolare europeo. Il Ppe era stato il principale oppositore al testo fortemente voluto dal vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans appartenente al Partito dei Socialisti Europei (Pse).

La votazione di ieri salva la proposta: un’eventuale bocciatura avrebbe compromesso di fatto l’approvazione del regolamento entro la fine della legislatura, dato che non ci sarebbero stati i tempi tecnici per apportare nuove modifiche al testo e rinegoziarlo.

Cosa prevede la Nature Restoration Law

La Nature Restoration Law è una delle proposte più importanti del Green Deal Europeo e prevede operazioni specifiche per migliorare e ripristinare gli habitat di biodiversità.

Il testo è stato approvato in prima battuta il 22 giugno 2022 con il fine di prevedere strumenti giuridicamente vincolanti per i 27 Stati membri. Lo scorso 15 giugno in Commissione ambiente del Parlamento Europeo si è votato su un emendamento al Nature Restoration Law proposto dal Ppe che proponeva di bocciare integralmente la misura.

In quella occasione gli 88 eurodeputati del comitato si sono divisi equamente: l’esito è stato di 44 voti favorevoli e 44 contrari, numeri che hanno consentito alla proposta di regolamento di sopravvivere fino agli emendamenti dell’11 luglio e al voto di ieri, 12 luglio.

La misura mira a intervenire su almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’Ue entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050 (qui le misure nel dettaglio)

Dopo averne chiesto l’integrale bocciatura, il capogruppo del Ppe Manfred Weber aveva chiesto più volte che la proposta fosse rielaborata e presentata in maniera differente. Gli oppositori affermano di rappresentare gli interessi di agricoltori e pescatori, che sarebbero danneggiati economicamente dalla proposta originale.

In particolare, secondo i contrari, il passaggio che stabilisce il ripristino di almeno il 10% della superficie agricola totale porterebbe a “perdite di spazio e produttività“.

Al centro delle critiche anche lo strumento scelta per la misura, un regolamento e non una direttiva, che come tale non lascia spazio ad interpretazioni nazionali e porrebbe limiti stringenti agli Stati membri.

Va evidenziato che circa 90 multinazionali appartenenti al settore del consumo, della finanza e della distribuzione di prodotti alimentari si erano schierati apertamente a favore della proposta di regolamento. Con una lettera indirizzata all’Ue, società come Nestlé, Unilever, Ikea, Danone e tante altre hanno chiesto “l’urgente adozione di una legge europea sul ripristino della natura che sia ambiziosa e vincolante”.

Nelle prossime settimane l’europarlamento si confronterà con Commissione Europea e Consiglio Ue nei negoziati finali per l’approvazione del regolamento.

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(AdnKronos)


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