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Dichiarazioni incrociate tra Washington e Teheran mentre si lavora a un possibile incontro diplomatico in Turchia

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano elevate tra dichiarazioni aggressive e tentativi di riavviare il dialogo diplomatico. Il presidente americano Donald Trump, parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago, ha commentato le parole della guida suprema iraniana Ali Khamenei su un possibile attacco statunitense contro Teheran.

“Speriamo di raggiungere un accordo. Se non ci riusciremo, scopriremo se aveva ragione o meno”, ha dichiarato Trump. Il presidente ha inoltre fatto riferimento al dispositivo militare americano schierato nel Golfo, sottolineando che gli Stati Uniti dispongono nell’area di “navi tra le più grandi e potenti”.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono state ribadite anche da Khamenei, che su X ha sintetizzato lo scontro tra i due Paesi accusando Washington di voler “divorare l’Iran”. Secondo la guida suprema, la Repubblica islamica continuerà a resistere alle pressioni americane e porrà fine alle interferenze statunitensi.

Khamenei ha inoltre accusato gli Stati Uniti di aver controllato per decenni risorse, politica e sicurezza iraniane, sostenendo che Washington starebbe ora cercando di riconquistare influenza dopo aver perso il controllo diretto sul Paese.

Nel contesto delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, resta aperta la strada diplomatica. Un incontro tra le due parti potrebbe svolgersi questa settimana in Turchia. Lo ha riferito una fonte americana ad Axios, mentre fonti regionali hanno indicato che Turchia, Egitto e Qatar starebbero lavorando a un vertice ad Ankara tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e funzionari iraniani.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto una soluzione pacifica alle frizioni con Washington durante una telefonata con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Secondo l’agenzia statale Irna, il capo di Stato iraniano ha ribadito che Teheran non ha mai cercato la guerra e ritiene che un conflitto non porterebbe benefici né all’Iran né agli Stati Uniti né alla regione.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran è aperto a negoziati “giusti ed equi” con Washington sul programma nucleare. In un’intervista alla Cnn ha però sottolineato la perdita di fiducia nei confronti degli Stati Uniti come partner negoziale, spiegando che i contatti indiretti tramite Paesi della regione stanno favorendo colloqui positivi. Araghchi ha evitato di garantire la disponibilità a negoziati diretti, sottolineando la necessità di concentrarsi sui contenuti delle trattative.

Sul fronte della sicurezza regionale, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha riunito i vertici militari e dell’intelligence dopo il rientro da Washington del capo dell’Esercito, generale Eyal Zamir. Secondo quanto riportato dal Times of Israel, citando una fonte informata, gli Stati Uniti sarebbero più vicini a un attacco contro l’Iran rispetto alla settimana precedente.

Nel quadro delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, funzionari americani hanno riferito al Wall Street Journal che Washington intende prima rafforzare le difese aeree in Medio Oriente per proteggere Israele, gli alleati arabi e le proprie forze da eventuali ritorsioni iraniane. Secondo le stesse fonti, un attacco non sarebbe imminente, poiché il Pentagono è impegnato nel dispiegamento di ulteriori sistemi di difesa contro possibili missili e droni.

Intanto sul fronte interno iraniano, è stato rilasciato su cauzione il manifestante 26enne Erfan Soltani, arrestato nei giorni scorsi a Fardis durante la repressione delle proteste antigovernative. Il suo legale ha precisato che il giovane è stato rilasciato con tutti i suoi effetti personali dopo il pagamento di una cauzione di circa 12mila euro. Nei giorni scorsi erano circolate notizie, poi smentite dalla magistratura iraniana, su una presunta esecuzione dopo una condanna a morte.

Sempre a Teheran è stato arrestato Mehdi Mahmoudian, co-sceneggiatore del film di Jafar Panahi “Un semplice incidente”, Palma d’oro a Cannes lo scorso anno. L’arresto sarebbe avvenuto dopo la firma di una dichiarazione di condanna delle azioni della guida suprema Ali Khamenei e della repressione violenta delle proteste antigovernative.

 

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