Guerra Ucraina, Isw: Putin non vuole negoziati
Dopo i colloqui di Ginevra tra Mosca e Kiev, l’Institute for the Study of War sostiene che il Cremlino non abbia interesse a favorire un accordo di pace e continui a puntare su una strategia di logoramento
Guerra Ucraina, l’Isw: Cremlino punta al logoramento – La guerra Ucraina resta lontana da una soluzione diplomatica. Dopo i colloqui di Ginevra tra le delegazioni di Mosca e Kiev, con la mediazione degli Stati Uniti e la regia politica di Donald Trump, l’Institute for the Study of War (Isw) sostiene che la Russia non abbia alcun interesse concreto a favorire negoziati per porre fine al conflitto iniziato quattro anni fa.
Secondo il think tank americano, diversi elementi emersi nelle ultime settimane indicherebbero la volontà del Cremlino di proseguire la guerra, puntando su una strategia di lungo periodo.
Il ruolo di Medinsky ai colloqui di Ginevra
Un primo segnale, secondo l’Isw, riguarda la scelta di Vladimir Medinsky come capo della delegazione russa in Svizzera. Considerato vicino alle posizioni più rigide del Cremlino, Medinsky avrebbe guidato negoziati definiti “difficili ma professionali”.
Per l’Isw, la sua presenza sarebbe indicativa di una strategia volta a rallentare o bloccare il confronto sostanziale. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato come l’emissario russo tenda a insistere sulle “radici storiche” della guerra, un argomento che, secondo Kiev e Washington, verrebbe utilizzato per evitare discussioni concrete su un accordo di pace.
Zelensky, intervenendo su Telegram e X, ha respinto questo approccio, definendolo una tattica per prendere tempo e ribadendo la necessità di passare a una diplomazia diretta, anche attraverso un incontro bilaterale con Vladimir Putin.
Donbass e Nato: le richieste di Mosca
Il secondo elemento evidenziato dall’Isw riguarda le richieste strategiche della Russia. Mosca, secondo il think tank, non si accontenterebbe di obiettivi parziali e punterebbe al controllo dell’intero Donbass, pur non detenendo attualmente tutta la regione.
In parallelo, la Russia chiederebbe alla Nato di formalizzare una clausola di non espansione verso l’Ucraina, richiamando una bozza di trattato presentata nel dicembre 2021. Dichiarazioni in tal senso sarebbero arrivate anche dall’ambasciata russa in Belgio e dalla portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, che ha evocato una presunta “intesa” emersa durante un vertice in Alaska nell’agosto 2025, pur in assenza di accordi formali.
La strategia di logoramento
Il terzo segnale indicato dall’Isw riguarda il piano militare. La macchina bellica russa continuerebbe a operare secondo una logica di guerra di logoramento, con la prospettiva di nuove chiamate di riservisti per compensare l’esaurimento del sistema di reclutamento volontario previsto per il 2026.
Secondo le stime citate, la Russia perderebbe tra 30.000 e 35.000 soldati al mese tra morti e feriti gravi. Zelensky ha dichiarato che Mosca perderebbe in media 156 uomini per ogni chilometro di territorio conquistato, sostenendo che le forze ucraine riescano poi a riconquistare parte delle posizioni.
Nonostante alcuni avvicinamenti tecnici sui parametri di monitoraggio di un eventuale cessate il fuoco, la tregua appare al momento remota. Le posizioni restano distanti e, nella lettura dell’Isw, la linea del Cremlino continua a privilegiare obiettivi massimalisti rispetto a un compromesso negoziale.
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(con fonte AdnKronos)
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